E' un cibo di moda e molto usato da vegani e vegetariani come fonte di proteine. So bene le polemiche proprio su questo sito tra vegani e onnivori, e vorrei un secondo deporre l'ascia di guerra per informare pacatamente chi assume questo alimento (notoriamente vegan/vegetariano) nella sua dieta.

Chi ha seguito i miei articoli si sarà reso conto di quanto mi sia focalizzato sul microbiota, un organo ignorato, se non sconosciuto, che invece è fondamentale per la salute umana. Vengo al punto senza ulteriori giri di parole. Il seitan è glutine puro. Il glutine è una proteina altamente infiammante per l'intestino e ha la caratteristica di aprire le gut-junction, ovvero creare quella permeabilità intestinale che è l'anticamera di tante problematiche, malattie e sintomatologie.

Oggi sempre più persone sono colpite da celiachia, e ancora piu persone hanno una forma di sensibilità al glutine. Spesso queste condizioni sono apparentemente invisibili, e quindi molto insidiose, perchè "lavorano" a nostra insaputa fino a che ci si trova un problema eclatante e manifesto.

Questa "invisibilità non ci dovrebbe meravigliare, infatti il Prof. Luciano Lozio ci insegna che l'intestino tenue non ha ricettori del dolore: ecco perchè è cosi subdola l'azione del glutine. Lo stesso Lozio ci informa che il glutine è una proteina che non è geneticamente possibile venir digerità dall'uomo, ma lo fa il nostro microbiota per noi.

Questa digestione può avvenire anche fuori dal nostro corpo, quando mangiamo pane lievitato con pasta acida, ovvero con quegli stessi batteri che smontano il glutine in amminoacidi. Il pane fatto con lievito di birra, o qualunque altro alimento con glutine invece deve essere elaborato dal nostro microbiota.

Cosa accade se siete in forte stato di disbiosi? O se siete carenti di determinati ceppi batterici che demoliscono il glutine? Del glutine puro sarebbe vero e proprio veleno per il vostro intestino. Come recita  Paolo Mainardi, un intestino sano è un intestino che digerisce di tutto, ma voi siete certi di avere un intestino in ottima salute?

Se non lo siete state lontani dal seitan, perche se è vero che anche la pasta lo contiene è pur vero che la sensibilità al glutine è dose-dipendente, e quindi un conto è assumerne un po' con un piatto di pasta, un altro conto è assumerlo puro e in quantità.

Nel precedente articolo "la terra e il microbiota" ho focalizzato l'attenzione sul fatto che i batteri nella terra costituiscono la maggior parte della biomassa terrestre.

Di conseguenza con ogni probabilità la fertilità di un terreno è funzione della loro armonia, e quindi l'uso di diserbanti e pesticidi (ed altri inquinanti di sintesi) che percolano nel terreno certo non possono lasciare inalterato questo equilibrio di microorganismi, ponendoci di fronte a scenari ecologico/agrari che nessuno ha previsto.

Cerchiamo di unire altri puntini a questo disegno.

Dalle ricerche scientifiche sappiamo che il core-microbiota [1] non cambia e che ce ne sono di diversi tipi. Sappiamo che il core-microbiota di un bambino del Burkina Faso [2] è uguale a quello di un elefante della stessa zona. [...]

Possiamo quindi semplicemente dire che in realtà gli stessi batteri (in prevalenza anaerobi) che sono nella terra sono presenti anche nel nostro intestino e in quello degli altri animali superiori.

Ovviamente questa comunità microbica sarà modulata dalla dieta che avrà l’animale che li ospita, tanto da specializzarsi a seconda che sia carnivoro, erbivoro, onnivoro.

E’ ragionevole pensare allora, in questo scenario, che gli stessi microorganismi che colonizzano e si cibano dei nutrienti delle piante che crescono su un territorio siano anche quelli presenti nei nostri intestini.

Da qui l’idea: con ogni probabilità i cibi prodotti su terreni a noi prossimi sono cibi più facilmente riconosciuti dal nostro microbiota, perche quest’ultimo, proveniendo dalla terra su cui viviamo, è abituato a metabolizzare le piante e i nutrienti della stessa terra.

Questa considerazione apre un ulteriore punto di vista interessante sull’importanza dell’alimentazione a Km0, che sarebbe più compatibile semplicemente perché si adatta meglio al microbiota.

Un pensiero simile si potrebbe applicare ai cibi fuori stagione e leggere il tutto sempre in chiave microbiologica.

E cosa pensare invece degli OGM? Proteine sconosciute al nostro microbiota si infilano nella nostra vita, e le conseguenze attualmente non possono essere previste.

NOTE:

[1] Il core-microbiota è lo strato nativo più intimo di batteri intestinali che allo stato attuale delle ricerche si ritiene non cambi durante tutto l’arco della vita.

[2] https://youtu.be/9dVEsP8DT7M?t=387

"Medico è colui che introduce sostanze che non conosce in un organismo che conosce ancora meno" - Victor Hugo

 

Sono innegabili i progressi scientifici che l'uomo ha fatto negli ultimi 100 anni. La vita di oggi è semplicemente impensabile se si guarda a poco più di 100 anni fa. Automobili, aerei, telecomunicazioni sono arrivati a livelli mai raggiunti prima dall'uomo (o almeno si ritiene), trasformando la sua vita in qualcosa di straordinario.

Tutto questo progresso scientifico non poteva non applicarsi anche alla medicina e alla cura dell'uomo stesso. Il metodo scientifico introdotto da Galileo è una filosofia, un modo di guardare il mondo con cui abbiamo ottenuto tutto questo. Galileo riteneva, in poche parole, che il mondo fosse regolato da leggi matematiche che potevano essere capite attraverso l'osservazione e la verifica costante delle ipotesti che mano mano si andavano delineando, attraverso degli esperimenti volti a confermare o smentire le ipotesi che si facevano osservando la natura.

Questo metodo ci ha portato parecchio lontano, ma già ora qualcuno comincia a mettere in dubbio il fatto che potrebbe non essere sufficiente per proseguire nel cammino di comprensione e conoscenza del mondo. In ambito medico si potrebbe paragonare il modello del medico a quello del meccanico che ripara un'automobile (l'uomo nel nostro esempio). Esistono diverse specialità: il meccanico, l'elettrauto, il carrozziere, chi si occupa di convergenza ed equilibratura, fino ad arrivare a specializzazioni estreme come chi ripara piccoli danni del parabrezza che potrebbero diventare delle crepe disastrose. Così procede anche la scienza medica in numerosissime specializzazioni, che tendono a dividere in parti sempre più piccole l'uomo e i suoi disturbi/malattie.

Tornando all'esempio dell'automobile, la parte da protagonista ce l'ha certamente il meccanico, che quando si trova di fronte ad un'automobile con un problema (sintomo) cerca di risalire alla causa che lo genera per riparare il mezzo. In questo parallelo fin troppo facile dimentichiamoci, per ulteriore semplificazione, il fatto che l'uomo non è un meccanismo, perchè possiede un'anima (in realtà l'uomo di scienza nega questa eventualità) e il fatto che l'uomo possieda anche una psiche, la quale è spesso decisiva nella guarigione da tante malattie (il famoso effetto placebo, che nessuno per fortuna mette in discussione, nemmeno il primo galileiano militante).

Rimaniamo focalizzati insomma sul piano squisitamente fisiologico del corpo dell'uomo, come fa d'altronde la medicina moderna. Il meccanico cerca di trovare delle relazioni di causa effetto per individuare alla fine un tubo rotto, delle guarnizioni usurate o altro, per poi sostituire il pezzo. Il medico parimenti cerca di indagare tramite analisi il motivo della malattia del suo paziente, per curarne la causa. Questo almeno dovrebbe fare il buon medico, mentre oggi siamo sempre più abituati a pensare e ad agire attutendo o eliminando i sintomi, nella speranza che poi vada tutto bene.

Non ci serviremmo mai da un meccanico che ci restituisce l'auto senza più quel "rumorino" semplicemente perche è stato silenziato, eppure andiamo spesso dal medico solo con quella aspettativa e nulla di più. Anche qui niente di nuovo sotto al sole, medici e meccanici poco etici  sono sempre esistiti, in virtù dell'esistenza di pazienti e clienti superficiali, che si accontentano di mettere una toppa invece di risolvere il problema.

Il punto è che c'è una profonda differenza che si dimentica in questo parallelo tra un'automobile e l'essere umano (sempre considerato solo sul piano fisiologico per semplificare), ovvero il fatto che quest'ultimo si autoripara.

Quella catena di cause ed effetti che fa individuare un tubo rotto o una guarnizione usurata al meccanico si interrompe sostituendo il pezzo, mentre nell'uomo avvengono continue autoriparazioni per ritrovare l'equilibrio perduto. Anche nelle più semplici ed essenziali pratiche mediche, come quella dell'ingessatura di un osso rotto, senza la capacità autoriparativa del corpo non si potrebbe guarire. Certo, l'ingessatura pone il corpo nelle migliori condizioni per tornare all'equilibrio precedente il trauma, tuttavia l'osso nessuno è in grado di saldarlo come fanno i processi fisiologici.

A mio avviso proprio per la capacità straordinaria che il corpo ha di autoripararsi, la medicina sovente prende cantonate, scambiando la causa con gli effetti perchè semplicemente non sono ne l'una ne l'altra.

Il colesterolo è un metodo del corpo per riparare le arterie e le vene infiammate. Se abbassi il colesterolo, perchè osservi che ce n'è troppo e le placche sono formate da colesterolo, probabilmente la placca non si formerà, ma l'infiammazione continuerà a danneggiare i vasi. Gli effetti collaterali di una medicina sono proprio questi, effetti imprevedibili data l'ignoranza che abbiamo sui complessi processi fisiologici di autoriparazione.

La concezione stessa di causa ed effetto applicata al corpo umano è da rivedere in virtù della proprietà di autoriparazione dell'uomo. Quella che viene vista come causa di qualcosa, il giorno dopo può essere inquadrata come l'effetto di un altra proprio perche è errato il concetto alla base, ovvero una visione lineare di eventi che si possono percorrere in senso inverso per individuare una causa prima in modo da operare su essa.

Il dilemma se sia nato prima l'uovo o la gallina viene risolto se si considerano come cosa unica, e non più due parti differenti che necessariamente devono essere collocate su un retta temporale di causa-effetto.

Una visione più efficace dell'uomo quindi potrebbe essere circolare e non lineare. In virtù delle doti di autoriparazione del corpo, siamo di fronte ad un intelligenza che opera sempre in favore della sua salute, praticando un numero imprecisato di aggiustamenti per ritornare ad un equilibrio in cui ciò che conta è che la somma le parti sia la migliore possibile.

Recenti studi hanno misurato l'effetto del jet-lag sul microbiota. Hanno riscontrato che durante gli effetti del jet-lag il microbiota cambia e batteroidi e firmicutes (1) variano la loro proporzione, fino a ritornare alle condizioni iniziali una volta cessato il jet-lag. Cosa succede? L'alterazione del ciclo circadiano indotta dal viaggio con ogni probabilità induce degli squilibri ormonali (2), ma il microbiota si altera per questo motivo, o in realtà cerca di "frenare" questo cambiamento adattandosi e innescando dei processi per tornare al ciclo naturale sonno/veglia?

Probabilmente, come per il dilemma dell'uovo e della gallina, non ha molto senso chiedersi una cosa del genere, ma avrebbe più senso (nell'ottica di uscire il prima possibile dal jet-lag) capire i processi fisiologici per accompagnarli nel ritrovamento di un  nuovo equilibrio.

Oggi sempre più spesso si parla di asse intestino-cervello. I ricercatori hanno osservato una stretta relazione tra questi due organi, tanto che non è un mistero che se si sta male di pancia non è che si possa ragionare molto bene. La fame poi spesso azzera ogni capacità logico/razionale per lasciare posto a quella più istintiva. Forse è meno noto che di fronte a un trauma cranico dopo tre giorni si ha il collasso della membrana intestinale (3), mentre è più notorio invece il sintomo del vomito. C'è una stretta relazione tra questi due organi, perchè? Non è ancora chiaro, ma si sta osservando in maniera sempre più evidente la stretta relazione tra tutta una serie di patologie e il microbiota intestinale.

Ritengo che parte delle difficoltà nel capire queste relazioni siano dovute al fatto che il microbiota agisce in maniera intelligente, scavalcando quelle regole deterministiche e meccanicistiche di causa ed effetto che siamo abituati ad osservare nel mondo. Se in ultimo aggiungiamo quei fattori che abbiamo fin qui trascurato, ovvero anima e psiche, ci troviamo di fronte a un sistema estremamente complesso che non solo si autoripara a livello fisico, ma che ha connessioni inestricabili e fondamentali con piani di esistenza diversi da quello fin qui trattato.

Cosa sono i nostri pensieri? Quanto sono "reali"? Davvero ci dobbiamo accontentare di Piero Angela che ci dice che sono impulsi elettrici e basta? E cosa invece sono i nostri desideri e le nostre aspirazioni, e soprattutto perchè le abbiamo? Davvero obbediscono a quel modello meccanicistico che siamo abituati a considerare studiando il mondo fisico?

Forse è arrivato il momento di entrare nell'ottica che quelle regole matematiche che tentiamo di  comprendere con il metodo galileiano, almeno per il nostro organismo siano perfettibili, perchè in questo caso l'osservatore è parte del fenomeno in maniera eclatante, e detta esso stesso le regole del gioco in maniera più o meno conscia, sconvolgendo totalmente quel modello di causa ed effetto a noi tanto caro per comprendere la realtà.

L'entropia (intesa come disordine) dell'ambiente che viviamo tende ad aumentare, mentre quella del corpo e dei suoi processi tende a diminuire. Vien da sè che ragionare in termini di causa-effetto per il sistema uomo, come fa il meccanico per l'automobile, è alquanto limitante e ci sarebbe da chiedersi, fuori dal paragone, quanto senso possano avere gli esperimenti in vitro rispetto alle situazioni in vivo. Questa entropia diminuisce perchè il corpo è un sistema intelligente, e se vogliamo dargli una mano dobbiamo capire i suoi messaggi perchè ci parla con la sua lingua, e comprendere le dinamiche circolari che esso adotta, assecondando ed educando se è il caso, e non bloccando i processi risanatori o ignorando i suoi messaggi.

In una battuta, chi vuole intraprendere la professione del medico si pone di fronte a una bella sfida:  essere più intelligente della natura stessa. I protocolli, per favore, lasciamoli ai meccanici.

di Federico Giovannini

(1) Famiglie di batteri intestinali
(2) Il dottor Walter Pierpaoli spiega la stretta relazione tra ritmo circadiano e ormoni in "L'orologio della vita"
(3) "Alla ricerca dell'una", Paolo Mainardi

Ieri mi è arrivato tra capo e collo un pensiero, una considerazione tanto semplice quanto importante ma, francamente, mai lontanamente considerata da me fino a questo momento.

Ero intento a vedere un filmato (1) sul macerato di ortica e sui suoi possibili usi agricoli. Spiegava di come sia possibile usare macerati di piante come antiparassitari e concimi naturali. Un agricoltore aveva una vigna senza parassiti e in perfetta salute solo attraverso l’equilibrio tra piante, insetti e prodotti naturali usati per concimare. A un tratto mi sono ricordato di un articolo (2) che avevo letto recentemente.

Riporto in particolare questi passi “Calcolare la massa di tutti i batteri terrestri è cosa molto ardua, comunque un autore, Tom Gold, ha calcolato che la sola massa dei batteri del sottosuolo è probabilmente equivalente a 2 x10^14 tonnellate, che corrisponde ad uno strato di circa 150 cm esteso su tutta la superficie delle terre emerse, una quantità di biomassa che sarebbe veramente superiore a quella della flora e della fauna esistenti in superficie.

Quello dei batteri è un incredibile mondo invisibile, ma fondamentale per la vita di tutti gli altri esseri viventi del Pianeta: la loro attività è determinante per lo svolgimento dei cicli biogeochimici, che rendono disponibili gli elementi nutritivi (azoto, carbonio, fosforo, zolfo) per le piante e quindi per garantire il nutrimento, attraverso la catena alimentare, anche a tutti gli animali”.

Alla stregua degli antibiotici che distruggono sì il patogeno ma insieme a lui buona parte del microbiota umano, sterminando ceppi meno resistenti ma fondamentali per la nostra  vita/salute, così i diserbanti, gli antiparassitari e i concimi chimici avvelenano il sottosuolo della terra uccidono e modificano per sempre i batteri della terra che sono altrettanto fondamentali per la fertilità della terra e di tutta la vita sul pianeta.

Chissà quali meccanismi complessi di interdipendeza reciproca ci sono sotto la superfice che determinano la fertilità di un terreno.

Siamo sempre stati focalizzati sugli inerti presenti nella terra per valutare la sua fertilità, ma non abbiamo mai considerato che una massa cosi imponente di batteri, come spiega l’articolo, non può certo essere indifferente, e anzi deve con ogni sicurezza essere fondamentale per la crescita delle piante in quel terreno.

Nuovamente l’uomo pecca di presunzione e pensa che per creare un buon antiparassitario basta limitarsi a testarne l’efficacia sul quel singolo parassita senza tenere in considerazione l’incredibile complessità biologica dei batteri della terra che con ogni certezza verranno influenzati da quel prodotto.

Come con le medicine moderne, ci si focalizza su un solo particolare trascurando l’immensità che non si tiene in considerazione, ancora una volta la visione parcellizzata di un problema crea problemi ancora più grandi del problema stesso.

1) https://www.youtube.com/watch?v=DVanwtya2JQ
2) http://www.labiolca.it/images/stories/docs/la-vita-dei-microbi-effervescienza94-febbraio-2017.pdf

Grande fu la scoperta del mondo dell'invisibile. L'uomo, forse per la prima volta, dava un volto ai suoi demoni, a delle piccole forme di vita che gli provocavano malattie.

Koch nel 1876 riuscì a coltivare il batterio dell'antrace (Bacillus anthracis) e nel 1882 arrivò a capire che la tubercolosi era causata da un altro minuscolo esserino, il Mycobacterium tuberculosis. Anche Louis Pasteur, praticamente nello stesso periodo, portava avanti studi importantissimi che muovevano i primi passi nella comprensione del mondo microbiologico, studiando i batteri della birra, e arrivando all'idea di pastorizzazione (dal suo nome ovviamente), per proseguire nello studio con la scoperta di vari microorganismi che provocavano malattie al bestiame (colera dei polli, carbonchio del bestiame). Questi due geni gettarono le basi della microbiologia, e con essa tuttavia un altro germe altrettanto minuscolo e altrettanto potenzialmente mortifero nella mente dell'uomo: l'idea che le malattie fossero causate dalla presenza di uno specifico microorganismo, il concetto di unico e individuabile agente eziologico (patologico), sempre e solo quello.

Da allora buona parte della medicina moderna occidentale si è sviluppata a partire da questo meme.

Nel 1928 Alexander Fleming, per puro caso (come tante scoperte nella storia), scoprì una cosa sconcertante, ovvero che dei prodotti del metabolismo di un fungo (Penicillium chrysogenum) inibivano la crescita di una moltitudine di batteri. Scoprì insomma la penicillina, il primo antibiotico al mondo, e per questo la comunità scientifica lo premiò con il Nobel nel 1945.

Oggi l'antibiotico, senza se e senza ma, viene considerato universalmente come una delle scoperte più importanti della medicina.
 
E allora perchè questo articolo, scritto dal primo fesso che passa, ci vuole suggerire che l'idea che una malattia sia causata da un unico agente eziologico sia una idea potenzialmente letale?
 
I più informati potrebbero essere tentati di rispondere a questa domanda con il concetto del "terreno".

Questa idea era sostenuta dal rivale di Pasteur, il medico Antoine Béchamp, che sosteneva che un singolo batterio potesse assumere diverse forme a seconda del terreno. Sembra che lo stesso Pasteur, in punto di morte, abbia rinnegato il suo lavoro dicendo ad un suo assistente: “Voi avete ragione, il terreno è tutto, il microbo è nulla”. In ogni caso era troppo tardi, l'idea che dei microbi singoli fossero le cause eziologiche di specifiche malattie ormai era passata, e ancora oggi molti microbiologi negano l'esistenza di germi che mutano da batteri a funghi (pleomorfi). All'inizio della nostra storia infatti si parla proprio di "micobatteri" per la tubercolosi, che sono cosi difficili da debellare proprio perche in presenza di antibiotico mutano la loro forma in spore, per poi tornare batteri una volta finita la cura con antibiotici.

Antoine Béchamp aveva in parte ragione, come d'altronde anche la microbiologia classica con i suoi antibiotici non aveva certamente tutti i torti. Chi ha letto i miei precedenti articoli sul microbiota (*) probabilmente comincia a intuire dove sto andando a parare: il microbiota è una rivoluzione concettuale che, prima ancora di essere medica, è forse filosofica. La constatazione che l'uomo non è un singolo animale ma un simbionte, cioè un essere che vive insieme e grazie a tanti altri microesseri, in mutuo e reciproco vantaggio. Il nostro corpo offre una nicchia biologica al microbiota, un complesso di microorganismi di molti  tipi (virus, batteri, miceti e chissà cos'altro), che ammonta a circa un chilo e mezzo di peso, in un numero incredibile sia in quantità che in varietà di tipi di germi, che probabilmente hanno inziato ad evolversi già qualche miliardo di anni fa.

Questi esseri microscopici offrono in cambio tutta una serie di vantaggi, gran parte dei quali ancora sconosciuti, ma quello che è ancora più sconosciuto sono i meccanismi, le relazioni di causa-effetto e le interrelazioni tra di loro e con il nostro corpo, la cui esistenza non può nemmeno essere concepita (nè è teorizzabile) senza di essi.

Non solo il nostro corpo è colonizzato completamente (vie respiratorie, vie urinarie, pelle, intestino) da microorganismi, ma vive in un mondo immerso a sua volta in altri microorganismi. L'ambiente è ricchissimo di germi, i più strani e diversi, che vivono all'insaputa degli esseri più grandi che nemmeno li vedono. La biomassa globale dei germi è senza dubbio molto superiore a quella di tutti gli animali e piante sulla terra messi insieme. Per tornare all'idea del dott. Béchamp, è questo il "terreno" alla luce delle nuove scoperte scientifiche.

Viviamo immersi e permeati in un brodo di microorganismi.
 
In sintesi, il singolo batterio da solo nulla può contro un terreno inattaccabile, fatto da una interrelazione complessa di microorganismi, i cui meccanismi sono quasi del tutto sconosciuti.

L'uomo, nella sua presunzione, stupidità e violenza, ha scelto la strada di prendersela con i singoli batteri (ritenuti responsabili delle varie malattie), trovando delle armi per ucciderli, e scatenando una guerra al microbo che nella cultura popolare (conseguenza di quella scientifica dominante) è diventato il "grande nemico", quando invece non solo questi batteri sono per la stragrande maggioranza nostri amici, ma anche essenziali per la nostra vita e quella dell'intero pianeta (tanto per fare un esempio: senza microbi non si depurano le acque).

Tutto molto bello, ma alla persona comune cosa interessa?

Cominciate a riflettere sul fatto che gli antibiotici sono sempre più inefficaci, perché  ormai è noto che esistono batteri resistenti a qualunque antibiotico, e gli esperti se ne stanno accorgendo drammaticamente. Nell'ambiente uomo, con l'uso indiscriminato degli antibiotici, si stanno selezionando super ceppi patogeni. Gli antibiotici non uccidono solo i batteri "cattivi", ma sono come una microscopica bomba atomica nella vita di questi esseri. Stanno sopravvivendo solo i più forti, che guarda caso sono quelli peggiori, che poi ci ammazzano.

Un esempio illuminante è la recente storia del clostridium difficile. Tale germe patogeno è ritenuto responsabile di una diarrea cronica non trattabile con alcun antibiotico. Questa condizione porta alla morte, e come detto non ha cure convenzionali. Recentemente il dott. Antonio Gasbarrini sta portando avanti degli studi che lo hanno indirizzato verso un tipo di terapia per questa drammatica situazione: il cosiddetto "trapianto fecale". Detto in parole povere, prendono un donatore sano di feci del colon, ne coltivano i diversi ceppi batterici, per poi impiantarli con un clistere nel malato. Le percentuali di guarigione sono altissime, parliamo del 95% che in medicina vuol dire avere ragione senza se e senza ma.

Perchè gli antibiotici non funzionano? Ovvio, perchè il "terreno" era talmente debilitato - ovvero il microbiota del colon del paziente era cosi stressato - che non sopravviveva alle ulteriori "cure". Un reimpianto di flora intestinale sana, ovvero nelle giuste proporzioni, che solo la natura oggi sa come sia costituito (tanto che non si può riprodurre in laboratorio, ma si coltiva a partire da un campione di una persona sana), è in grado di farci guarire da una malattia così tremenda.

Dove va a finire il clostridium difficile? Nessuno lo sa, ma con ogni probabilità rimane nel colon del paziente, anche se non è più in grado di nuocergli alla salute. Questo avviene perchè il "terreno" composto da una flora intestinale variegata, nel giusto numero e sana, lo tiene a bada e/o la sua natura, in tale stato, muta in forme microbiche meno aggressive (polimorfismo).
L'uso degli antibiotici ha una caratteristica che non ci dovremmo mai dimenticare quando riflettiamo sull'aumento vertiginoso in epoca moderna di malattie autoimmuni (1) e tumori (2): stiamo selezionando il microbiota umano in favore dei funghi.

La penicillina (come la maggior parte degli antibiotici) è un prodotto di un fungo, e  come tale inibisce la crescita batterica, mentre fa ben poco contro quella dei miceti, come la Candida albicans.

La Candida (2) tra l'altro è uno di quei microorganismi che, in determinate condizioni di disbiosi intestinale, muta il suo stato da lievito a muffa, diventando molto più aggressiva e pericolosa per la salute umana.

Come spesso accade nella storia, l'uomo procede con visioni sempre diverse dello stesso fenomeno. Forse oggi è giunto il momento di avere una visione olistica, e di considerare il germe patogeno insieme al suo terreno, ovvero il microbiota.

I germi "patogeni" esistono, ma non sono nulla se intorno a loro trovano un complesso di loro simili ben modulati per la vita umana. Si può eliminare il germe patogeno, ma con loro stiamo sterminando anche i nostri migliori amici, che vivono con noi e ci portano salute e vita. Per quel che ne sappiamo, lo stesso microorganismo patogeno si potrebbe rivelare utile in altri ambienti, e quindi il suo sterminio tout-court risulterebbe un danno su un altro fronte.

Più filosoficamente parlando, è forse giunto il momento per l'uomo di cambiare il proprio approccio e comportamento.

Dovremmo evitare di agire ripetitivamente, in base a un meme pensato (e poi ritrattato) più di cento anni fa, e tornare con umiltà ad osservare il mondo con animo ad idee nuove. Dovremmo tornare a fare seriamente ricerca, quando oggi "ricerca" significa solo trovare un modo per generare profitti.

Oggi dobbiamo capire che invece della violenza ci vuole equilibrio.


(*) http://www.luogocomune.net/LC/index.php/21-medicina-salute/4324-il-microbiota-questi-sconosciuti
http://www.luogocomune.net/LC/index.php/21-medicina-salute/4372-la-sindrome-del-cambio-di-stagione-e-un-problema-microbiologico
http://www.luogocomune.net/LC/index.php/21-medicina-salute/4473-il-microbiota-un-fondamento-della-nostra-salute
(1) un esempio su cosa dicono recentemente sul Crohns: https://draxe.com/fungus-may-trigger-crohns-disease/
(2) in altri articoli ho evidenziato come la Candida sia la principale indiziata della permeabilità intestinale, che è l'inizio di una moltitudine di disturbi che vanno molto oltre l'intestino stesso. http://www.labiolca.it/images/stories/docs/effe87.pdf

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