Tel: +39 3281525537
Email: fefochip@gmail.com From: la città eterna

 intervista al dottor Claudio Sauro    

 

E' una delle vitamine fondamentali, in realtà un ormone, ma è di fatto uno dei grandi piccoli buchi della medicina occidentale.

E' la vitamina che viene prodotta nei nostri tessuti grazie all'esposizione solare, in particolare ai raggi UVB. Alle nostre latitudini tuttavia non se ne riesce a produrre nei mesi invernali. Se si somma questo dato al fatto che la gran parte dei lavori moderni si svolgono al chiuso, e al continuo allarmismo che si fa circa la pericolosità del sole nell'insorgenza di tumori della pelle, si ha come risultato una carenza endemica nella popolazione (il Dr. Soram Khalsa stima che il 75% dei suoi paziente sia carente) di questa importantissima vitamina.

Più è scura la pelle e meno vitamina si riesce a produrre, e più l'indice di massa grassa è alto e meno vitamina si riesce ad avere disponibile, in quanto essendo liposolubile rimane "intrappolata" nei tessuti adiposi.

La sua carenza non ha solo a che fare con il rachitismo, l'osteoporosi e lo smalto dei denti, ma con tutta una serie di processi nei quali una carenza di vitamina D porta problematiche anche molto diverse tra loro. Cuore, malattie autoimmuni e fino al cancro sono malattie messe in correlazione con una sua deficienza/carenza.

I ricercatori hanno stimato che negli Stati Uniti ogni anno si verificano 60.000 morti premature a causa di livelli insufficienti di vitamina D. Ciò si traduce nel 10% di morti totali per il cancro da attribuire alla carenza di vitamina D.[*]

A complicare ulteriormente il quadro ci si mettono anche i pregiudizi riguardo a un eccesso di vitamina D, probabilmente risalenti agli anni '50 in Inghilterra. In quegli anni si fortificarono troppo latte e cereali con vitamina D, tanto che si ebbero diverse centinaia di casi di intossicazione, ma niente a che fare con l'epidemia con la quale parola si ricorda l'evento. Probabilmente è da lì che perdura questa leggenda metropolitana della pericolosità di tale vitamina, un pò come il mito dell'abbondanza di ferro negli spinaci (poveri bambini costretti a mangiare spinaci a forza di cartoni animati di Popeye).

Il risultato è che oggi praticamente nessun medico condotto prescrive controlli per tale vitamina a scopo preventivo, e anche quando delle carenze vengono alla luce si usano dei livelli di integrazione eccessivamente prudenti ed inefficaci rispetto a quello che suggeriscono i nuovi studi di settore.

Eppure la sua deficienza è deleteria, la sua diagnosi facile ed economica (30 euro privatamente) e ancor più facile ed economica è la sua integrazione (due fiale di Dibase da 300000UI, da sciogliere in una adeguata misura di olio di oliva si aggirano sui 5 euro). Il servizio sanitario nazionale è tutto intento a fare controlli a tappeto per il cancro al seno, quando con una integrazione di vitamina D - secondo Khalsa - se ne ridurrebbe il rischio al  50%.

Sono resi obbligatori vaccini per malattie ormai scomparse, il cui rischio è praticamente nullo a fronte del disinteresse del SSN verso questa vitamina, con tutto ciò che ne consegue.

Certo è che se leviamo tanti (non dico tutti) i farmaci per l'osteoporosi, per dolori cronici, per le influenze, per la SM e le malattie autoimmuni, per i denti, per le malattie cardiovascolari, per il diabete di tipo 1 e 2 e per diversi tipi di cancro, cosa rimane da venderci?

Per fortuna non proprio "tutti" i medici se ne dimenticano, ma alcuni coraggiosi pionieri, come il Dr. Claudio Sauro, ne fanno una specializzazione nell'indifferenza generale.

Federico Giovannini (Fefochip)

* "I poteri curativi della vitamina D" di Soram Khalsa

E' un cibo di moda e molto usato da vegani e vegetariani come fonte di proteine. So bene le polemiche proprio su questo sito tra vegani e onnivori, e vorrei un secondo deporre l'ascia di guerra per informare pacatamente chi assume questo alimento (notoriamente vegan/vegetariano) nella sua dieta.

Chi ha seguito i miei articoli si sarà reso conto di quanto mi sia focalizzato sul microbiota, un organo ignorato, se non sconosciuto, che invece è fondamentale per la salute umana. Vengo al punto senza ulteriori giri di parole. Il seitan è glutine puro. Il glutine è una proteina altamente infiammante per l'intestino e ha la caratteristica di aprire le gut-junction, ovvero creare quella permeabilità intestinale che è l'anticamera di tante problematiche, malattie e sintomatologie.

Oggi sempre più persone sono colpite da celiachia, e ancora piu persone hanno una forma di sensibilità al glutine. Spesso queste condizioni sono apparentemente invisibili, e quindi molto insidiose, perchè "lavorano" a nostra insaputa fino a che ci si trova un problema eclatante e manifesto.

Questa "invisibilità non ci dovrebbe meravigliare, infatti il Prof. Luciano Lozio ci insegna che l'intestino tenue non ha ricettori del dolore: ecco perchè è cosi subdola l'azione del glutine. Lo stesso Lozio ci informa che il glutine è una proteina che non è geneticamente possibile venir digerità dall'uomo, ma lo fa il nostro microbiota per noi.

Questa digestione può avvenire anche fuori dal nostro corpo, quando mangiamo pane lievitato con pasta acida, ovvero con quegli stessi batteri che smontano il glutine in amminoacidi. Il pane fatto con lievito di birra, o qualunque altro alimento con glutine invece deve essere elaborato dal nostro microbiota.

Cosa accade se siete in forte stato di disbiosi? O se siete carenti di determinati ceppi batterici che demoliscono il glutine? Del glutine puro sarebbe vero e proprio veleno per il vostro intestino. Come recita  Paolo Mainardi, un intestino sano è un intestino che digerisce di tutto, ma voi siete certi di avere un intestino in ottima salute?

Se non lo siete state lontani dal seitan, perche se è vero che anche la pasta lo contiene è pur vero che la sensibilità al glutine è dose-dipendente, e quindi un conto è assumerne un po' con un piatto di pasta, un altro conto è assumerlo puro e in quantità.

Ieri mi è arrivato tra capo e collo un pensiero, una considerazione tanto semplice quanto importante ma, francamente, mai lontanamente considerata da me fino a questo momento.

Ero intento a vedere un filmato (1) sul macerato di ortica e sui suoi possibili usi agricoli. Spiegava di come sia possibile usare macerati di piante come antiparassitari e concimi naturali. Un agricoltore aveva una vigna senza parassiti e in perfetta salute solo attraverso l’equilibrio tra piante, insetti e prodotti naturali usati per concimare. A un tratto mi sono ricordato di un articolo (2) che avevo letto recentemente.

Riporto in particolare questi passi “Calcolare la massa di tutti i batteri terrestri è cosa molto ardua, comunque un autore, Tom Gold, ha calcolato che la sola massa dei batteri del sottosuolo è probabilmente equivalente a 2 x10^14 tonnellate, che corrisponde ad uno strato di circa 150 cm esteso su tutta la superficie delle terre emerse, una quantità di biomassa che sarebbe veramente superiore a quella della flora e della fauna esistenti in superficie.

Quello dei batteri è un incredibile mondo invisibile, ma fondamentale per la vita di tutti gli altri esseri viventi del Pianeta: la loro attività è determinante per lo svolgimento dei cicli biogeochimici, che rendono disponibili gli elementi nutritivi (azoto, carbonio, fosforo, zolfo) per le piante e quindi per garantire il nutrimento, attraverso la catena alimentare, anche a tutti gli animali”.

Alla stregua degli antibiotici che distruggono sì il patogeno ma insieme a lui buona parte del microbiota umano, sterminando ceppi meno resistenti ma fondamentali per la nostra  vita/salute, così i diserbanti, gli antiparassitari e i concimi chimici avvelenano il sottosuolo della terra uccidono e modificano per sempre i batteri della terra che sono altrettanto fondamentali per la fertilità della terra e di tutta la vita sul pianeta.

Chissà quali meccanismi complessi di interdipendeza reciproca ci sono sotto la superfice che determinano la fertilità di un terreno.

Siamo sempre stati focalizzati sugli inerti presenti nella terra per valutare la sua fertilità, ma non abbiamo mai considerato che una massa cosi imponente di batteri, come spiega l’articolo, non può certo essere indifferente, e anzi deve con ogni sicurezza essere fondamentale per la crescita delle piante in quel terreno.

Nuovamente l’uomo pecca di presunzione e pensa che per creare un buon antiparassitario basta limitarsi a testarne l’efficacia sul quel singolo parassita senza tenere in considerazione l’incredibile complessità biologica dei batteri della terra che con ogni certezza verranno influenzati da quel prodotto.

Come con le medicine moderne, ci si focalizza su un solo particolare trascurando l’immensità che non si tiene in considerazione, ancora una volta la visione parcellizzata di un problema crea problemi ancora più grandi del problema stesso.

1) https://www.youtube.com/watch?v=DVanwtya2JQ
2) http://www.labiolca.it/images/stories/docs/la-vita-dei-microbi-effervescienza94-febbraio-2017.pdf

Nel precedente articolo "la terra e il microbiota" ho focalizzato l'attenzione sul fatto che i batteri nella terra costituiscono la maggior parte della biomassa terrestre.

Di conseguenza con ogni probabilità la fertilità di un terreno è funzione della loro armonia, e quindi l'uso di diserbanti e pesticidi (ed altri inquinanti di sintesi) che percolano nel terreno certo non possono lasciare inalterato questo equilibrio di microorganismi, ponendoci di fronte a scenari ecologico/agrari che nessuno ha previsto.

Cerchiamo di unire altri puntini a questo disegno.

Dalle ricerche scientifiche sappiamo che il core-microbiota [1] non cambia e che ce ne sono di diversi tipi. Sappiamo che il core-microbiota di un bambino del Burkina Faso [2] è uguale a quello di un elefante della stessa zona. [...]

Possiamo quindi semplicemente dire che in realtà gli stessi batteri (in prevalenza anaerobi) che sono nella terra sono presenti anche nel nostro intestino e in quello degli altri animali superiori.

Ovviamente questa comunità microbica sarà modulata dalla dieta che avrà l’animale che li ospita, tanto da specializzarsi a seconda che sia carnivoro, erbivoro, onnivoro.

E’ ragionevole pensare allora, in questo scenario, che gli stessi microorganismi che colonizzano e si cibano dei nutrienti delle piante che crescono su un territorio siano anche quelli presenti nei nostri intestini.

Da qui l’idea: con ogni probabilità i cibi prodotti su terreni a noi prossimi sono cibi più facilmente riconosciuti dal nostro microbiota, perche quest’ultimo, proveniendo dalla terra su cui viviamo, è abituato a metabolizzare le piante e i nutrienti della stessa terra.

Questa considerazione apre un ulteriore punto di vista interessante sull’importanza dell’alimentazione a Km0, che sarebbe più compatibile semplicemente perché si adatta meglio al microbiota.

Un pensiero simile si potrebbe applicare ai cibi fuori stagione e leggere il tutto sempre in chiave microbiologica.

E cosa pensare invece degli OGM? Proteine sconosciute al nostro microbiota si infilano nella nostra vita, e le conseguenze attualmente non possono essere previste.

NOTE:

[1] Il core-microbiota è lo strato nativo più intimo di batteri intestinali che allo stato attuale delle ricerche si ritiene non cambi durante tutto l’arco della vita.

[2] https://youtu.be/9dVEsP8DT7M?t=387

"Medico è colui che introduce sostanze che non conosce in un organismo che conosce ancora meno" - Victor Hugo

 

Sono innegabili i progressi scientifici che l'uomo ha fatto negli ultimi 100 anni. La vita di oggi è semplicemente impensabile se si guarda a poco più di 100 anni fa. Automobili, aerei, telecomunicazioni sono arrivati a livelli mai raggiunti prima dall'uomo (o almeno si ritiene), trasformando la sua vita in qualcosa di straordinario.

Tutto questo progresso scientifico non poteva non applicarsi anche alla medicina e alla cura dell'uomo stesso. Il metodo scientifico introdotto da Galileo è una filosofia, un modo di guardare il mondo con cui abbiamo ottenuto tutto questo. Galileo riteneva, in poche parole, che il mondo fosse regolato da leggi matematiche che potevano essere capite attraverso l'osservazione e la verifica costante delle ipotesti che mano mano si andavano delineando, attraverso degli esperimenti volti a confermare o smentire le ipotesi che si facevano osservando la natura.

Questo metodo ci ha portato parecchio lontano, ma già ora qualcuno comincia a mettere in dubbio il fatto che potrebbe non essere sufficiente per proseguire nel cammino di comprensione e conoscenza del mondo. In ambito medico si potrebbe paragonare il modello del medico a quello del meccanico che ripara un'automobile (l'uomo nel nostro esempio). Esistono diverse specialità: il meccanico, l'elettrauto, il carrozziere, chi si occupa di convergenza ed equilibratura, fino ad arrivare a specializzazioni estreme come chi ripara piccoli danni del parabrezza che potrebbero diventare delle crepe disastrose. Così procede anche la scienza medica in numerosissime specializzazioni, che tendono a dividere in parti sempre più piccole l'uomo e i suoi disturbi/malattie.

Tornando all'esempio dell'automobile, la parte da protagonista ce l'ha certamente il meccanico, che quando si trova di fronte ad un'automobile con un problema (sintomo) cerca di risalire alla causa che lo genera per riparare il mezzo. In questo parallelo fin troppo facile dimentichiamoci, per ulteriore semplificazione, il fatto che l'uomo non è un meccanismo, perchè possiede un'anima (in realtà l'uomo di scienza nega questa eventualità) e il fatto che l'uomo possieda anche una psiche, la quale è spesso decisiva nella guarigione da tante malattie (il famoso effetto placebo, che nessuno per fortuna mette in discussione, nemmeno il primo galileiano militante).

Rimaniamo focalizzati insomma sul piano squisitamente fisiologico del corpo dell'uomo, come fa d'altronde la medicina moderna. Il meccanico cerca di trovare delle relazioni di causa effetto per individuare alla fine un tubo rotto, delle guarnizioni usurate o altro, per poi sostituire il pezzo. Il medico parimenti cerca di indagare tramite analisi il motivo della malattia del suo paziente, per curarne la causa. Questo almeno dovrebbe fare il buon medico, mentre oggi siamo sempre più abituati a pensare e ad agire attutendo o eliminando i sintomi, nella speranza che poi vada tutto bene.

Non ci serviremmo mai da un meccanico che ci restituisce l'auto senza più quel "rumorino" semplicemente perche è stato silenziato, eppure andiamo spesso dal medico solo con quella aspettativa e nulla di più. Anche qui niente di nuovo sotto al sole, medici e meccanici poco etici  sono sempre esistiti, in virtù dell'esistenza di pazienti e clienti superficiali, che si accontentano di mettere una toppa invece di risolvere il problema.

Il punto è che c'è una profonda differenza che si dimentica in questo parallelo tra un'automobile e l'essere umano (sempre considerato solo sul piano fisiologico per semplificare), ovvero il fatto che quest'ultimo si autoripara.

Quella catena di cause ed effetti che fa individuare un tubo rotto o una guarnizione usurata al meccanico si interrompe sostituendo il pezzo, mentre nell'uomo avvengono continue autoriparazioni per ritrovare l'equilibrio perduto. Anche nelle più semplici ed essenziali pratiche mediche, come quella dell'ingessatura di un osso rotto, senza la capacità autoriparativa del corpo non si potrebbe guarire. Certo, l'ingessatura pone il corpo nelle migliori condizioni per tornare all'equilibrio precedente il trauma, tuttavia l'osso nessuno è in grado di saldarlo come fanno i processi fisiologici.

A mio avviso proprio per la capacità straordinaria che il corpo ha di autoripararsi, la medicina sovente prende cantonate, scambiando la causa con gli effetti perchè semplicemente non sono ne l'una ne l'altra.

Il colesterolo è un metodo del corpo per riparare le arterie e le vene infiammate. Se abbassi il colesterolo, perchè osservi che ce n'è troppo e le placche sono formate da colesterolo, probabilmente la placca non si formerà, ma l'infiammazione continuerà a danneggiare i vasi. Gli effetti collaterali di una medicina sono proprio questi, effetti imprevedibili data l'ignoranza che abbiamo sui complessi processi fisiologici di autoriparazione.

La concezione stessa di causa ed effetto applicata al corpo umano è da rivedere in virtù della proprietà di autoriparazione dell'uomo. Quella che viene vista come causa di qualcosa, il giorno dopo può essere inquadrata come l'effetto di un altra proprio perche è errato il concetto alla base, ovvero una visione lineare di eventi che si possono percorrere in senso inverso per individuare una causa prima in modo da operare su essa.

Il dilemma se sia nato prima l'uovo o la gallina viene risolto se si considerano come cosa unica, e non più due parti differenti che necessariamente devono essere collocate su un retta temporale di causa-effetto.

Una visione più efficace dell'uomo quindi potrebbe essere circolare e non lineare. In virtù delle doti di autoriparazione del corpo, siamo di fronte ad un intelligenza che opera sempre in favore della sua salute, praticando un numero imprecisato di aggiustamenti per ritornare ad un equilibrio in cui ciò che conta è che la somma le parti sia la migliore possibile.

Recenti studi hanno misurato l'effetto del jet-lag sul microbiota. Hanno riscontrato che durante gli effetti del jet-lag il microbiota cambia e batteroidi e firmicutes (1) variano la loro proporzione, fino a ritornare alle condizioni iniziali una volta cessato il jet-lag. Cosa succede? L'alterazione del ciclo circadiano indotta dal viaggio con ogni probabilità induce degli squilibri ormonali (2), ma il microbiota si altera per questo motivo, o in realtà cerca di "frenare" questo cambiamento adattandosi e innescando dei processi per tornare al ciclo naturale sonno/veglia?

Probabilmente, come per il dilemma dell'uovo e della gallina, non ha molto senso chiedersi una cosa del genere, ma avrebbe più senso (nell'ottica di uscire il prima possibile dal jet-lag) capire i processi fisiologici per accompagnarli nel ritrovamento di un  nuovo equilibrio.

Oggi sempre più spesso si parla di asse intestino-cervello. I ricercatori hanno osservato una stretta relazione tra questi due organi, tanto che non è un mistero che se si sta male di pancia non è che si possa ragionare molto bene. La fame poi spesso azzera ogni capacità logico/razionale per lasciare posto a quella più istintiva. Forse è meno noto che di fronte a un trauma cranico dopo tre giorni si ha il collasso della membrana intestinale (3), mentre è più notorio invece il sintomo del vomito. C'è una stretta relazione tra questi due organi, perchè? Non è ancora chiaro, ma si sta osservando in maniera sempre più evidente la stretta relazione tra tutta una serie di patologie e il microbiota intestinale.

Ritengo che parte delle difficoltà nel capire queste relazioni siano dovute al fatto che il microbiota agisce in maniera intelligente, scavalcando quelle regole deterministiche e meccanicistiche di causa ed effetto che siamo abituati ad osservare nel mondo. Se in ultimo aggiungiamo quei fattori che abbiamo fin qui trascurato, ovvero anima e psiche, ci troviamo di fronte a un sistema estremamente complesso che non solo si autoripara a livello fisico, ma che ha connessioni inestricabili e fondamentali con piani di esistenza diversi da quello fin qui trattato.

Cosa sono i nostri pensieri? Quanto sono "reali"? Davvero ci dobbiamo accontentare di Piero Angela che ci dice che sono impulsi elettrici e basta? E cosa invece sono i nostri desideri e le nostre aspirazioni, e soprattutto perchè le abbiamo? Davvero obbediscono a quel modello meccanicistico che siamo abituati a considerare studiando il mondo fisico?

Forse è arrivato il momento di entrare nell'ottica che quelle regole matematiche che tentiamo di  comprendere con il metodo galileiano, almeno per il nostro organismo siano perfettibili, perchè in questo caso l'osservatore è parte del fenomeno in maniera eclatante, e detta esso stesso le regole del gioco in maniera più o meno conscia, sconvolgendo totalmente quel modello di causa ed effetto a noi tanto caro per comprendere la realtà.

L'entropia (intesa come disordine) dell'ambiente che viviamo tende ad aumentare, mentre quella del corpo e dei suoi processi tende a diminuire. Vien da sè che ragionare in termini di causa-effetto per il sistema uomo, come fa il meccanico per l'automobile, è alquanto limitante e ci sarebbe da chiedersi, fuori dal paragone, quanto senso possano avere gli esperimenti in vitro rispetto alle situazioni in vivo. Questa entropia diminuisce perchè il corpo è un sistema intelligente, e se vogliamo dargli una mano dobbiamo capire i suoi messaggi perchè ci parla con la sua lingua, e comprendere le dinamiche circolari che esso adotta, assecondando ed educando se è il caso, e non bloccando i processi risanatori o ignorando i suoi messaggi.

In una battuta, chi vuole intraprendere la professione del medico si pone di fronte a una bella sfida:  essere più intelligente della natura stessa. I protocolli, per favore, lasciamoli ai meccanici.

di Federico Giovannini

(1) Famiglie di batteri intestinali
(2) Il dottor Walter Pierpaoli spiega la stretta relazione tra ritmo circadiano e ormoni in "L'orologio della vita"
(3) "Alla ricerca dell'una", Paolo Mainardi

Login Form

Discussione

Commenti Recenti

  • L'angolo del libro: medical medium

    • Fefochip Fefochip 23.03.2018 08:59
      grazie anche a te. pianetamicrobiota nasce proprio dalla necessità di divulgare il piu possibile ...
       
    • Marina Costa Marina Costa 20.03.2018 07:50
      Moltissima gente, ho appurato, non sa nemmeno cosa siano i probiotici, figurati se sanno cosa sia il ...
       
    • Fefochip Fefochip 17.03.2018 19:39
      grazie, a breve altre presentazioni
       
    • Giuseppe Giuseppe 17.03.2018 06:37
      Ho letto il libro Medical Medium. E concordo che sia un libro da leggere. Complimenti per la rubrica ...
  • La sclerosi multipla , il microbiota, la vitamina D e i metalli tossici

    • Fefochip Fefochip 25.05.2018 12:40
      Sclerosi multipla: probiotico sperimentale migliora la risposta immunitaria ...