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Francesco di Pierro nella sua esposizione delle proprietà del microbiota (1) ci spiega che la biodiversità è un fattore di salubrità e solidità del microbiota intestinale mentre viceversa per i distretti anatomici periferici è un fattore di squilibrio, quindi in questi casi un microbiota più specializzato (si stanno studiando quali ceppi siano da preferire) è sinonimo di maggiore eubiosi locale. Non è un mistero che la parodontite e le carie (e anche l’alitosi) siano problematiche legate a una disbiosi del cavo orale. Nelle parodontopatie ci sono batteri che letteralmente si cibano del parodonto, innescando quindi la perdita dei denti a cui viene a mancare il tessuto su cui si fissano. Le carie sono sempre un attacco batterico, in questo caso, allo smalto dei denti; ne è responsabile in particolare una specie di batterio: lo streptococcus mutans. Nelle parodontopatie invece sono maggiormente implicati bacteroides e firmicutes, ma il concetto non cambia: le più comuni problematiche del cavo orale sono da considerarsi disbiosi locali.

Queste problematiche sono trattate nella stragrande maggioranza dei casi partendo con il solito paradigma del nemico da distruggere. Per il cavo orale, visto che avrebbe poco senso usare degli antibiotici, che ucciderebbero anche il microbiota intestinale, ci si è sempre rivolti all’igiene che altro non è che la distruzione locale dei batteri presenti, il paradigma non cambia. Spazzolando i denti si portano via meccanicamente molti batteri, poi c’è chi consiglia l’uso del filo interdentale per arrivare a colluttori antibatterici di ogni tipo più o meno “naturali”. C’è chi usa direttamente bicarbonato di sodio o acqua ossigenata per una maggiore igiene, il che equivale allo sterminio del microbiota del cavo orale. Il punto da capire è che continuando in questo modo ci impelaghiamo in un’eterna lotta di eliminazione di batteri patogeni persa in partenza, dato che continuamente si riformano.

I successi nelle parodontopatie (cosi come nelle carie) dell’igiene orale del dentista di concerto con il paziente si basa tutto sulla pulizia, sull’uccisione, in definitiva, della proliferazione batterica per ottenere un equilibrio tra sterminio e proliferazione. Tuttavia appena l’igiene viene a mancare i batteri, come dei terminator programmati, proliferando, riattivano la loro azione patogena in maniera più veloce delle capacità rigenerative del corpo.

Chi ci ha seguiti fin qui ormai ha capito che lo sterminio indiscriminato non può essere una strategia vincente perché il microbiota del cavo orale è praticamente impossibile da uccidere completamente come probabilmente qualunque microbiota di qualunque distretto anatomico. Esistono batteri resistenti a condizioni talmente estreme da sopravvivere nelle centrali nucleari o in prossimità di vulcani in fondo agli abissi marini e sono parenti molto stretti di alcuni batteri che ci portiamo con noi. Cosa ci aspettiamo dall’uso dello spazzolino? Di ucciderli? Certo che no, quello che possiamo fare è creare ancora più disbiosi selezionando i più resistenti. Guarda caso sopravvivono sempre i più tosti e cattivi che, annidandosi in qualche interstizio, anche in piccola quantità, ripartono a riprodursi per ripopolare tutto l’ambiente disponibile senza “inquilini” probiotici (quelli sì tutti morti) a fare da antagonisti.

Prima di capire come intervenire è importante fare una ulteriore considerazione. Da dove viene questo microbiota orale disbiotico? Con ogni probabilità da dove vengono tutti i “microbioti” periferici ovvero dal microbiota intestinale. C’è infatti chi sostiene (e non ha tutti i torti) che il microbiota della bocca è fatto dai batteri che risalgono in qualche modo dal microbiota intestinale. Se da una parte è vero, dall’altra non si può aspettare di riequilibrare l’intestino per agire sulle patologie del cavo orale perché i tempi potrebbero allungarsi così tanto da farci marcire o cadere tutti i denti. D’altra parte di fronte una ferita infetta (che può essere vista come una disbiosi locale) che facciamo? Aspettiamo di riequilibrare il microbiota intestinale? (per quanto importante esso sia e legato strettamente al buon funzionamento del sistema immunitario) o agiamo subito localmente?

Un’ approccio innovativo è quello di ridurre il biofilm (7) batterico che rende più resistenti i batteri, compresi quelli patogeni. Si possono usare diverse sostanza anti-biofilm, ad esempio lo xilitolo (zucchero di betulla), il miele o la lattoferrina. A proposito della lattoferrina ci sono degli studi (se ne parla nei link 2,3,4) che hanno consentito di sviluppare un prodotto da banco a base di lattoferrina e D-biotina (5) che già da solo promette sensibili miglioramenti alle patologie del cavo orale (6).  La spiegazione è presto fornita: i batteri “buoni” senza il biofilm di quelli “cattivi”, che è una vera e propria corazza contro le aggressioni di antibiotici, disinfettanti e anche batteriocine (9), giocano ad armi pari ed hanno così una possibilità di avere la meglio

Altri ricercatori studiando il microbiota del cavo orale hanno isolato uno streptococco molto utile perché agisce da antagonista nei confronti di specifici ceppi patogeni. Lo streptococco salivarius M18 (8) si è rivelato utile per combattere lo streptococco mutans che come dicevamo è responsabile delle carie dentali. Il salivarius (come gli altri probiotici) per competere nello stesso ecosistema del cavo orale produce batteriocine (uno dei probabili antibiotici del futuro basati su batteri e non più su funghi) con cui uccidono quel singolo batterio patogeno, senza sterminare il resto degli altri batteri, che contribuiscono a formare il microbiota orale. Il salivarius è in pratica un poliziotto ben addestrato all’eliminazione di specifici “malviventi batterici”, senza però andare a toccare altri batteri innocui ma utili all’eubiosi orale. Sono nati cosi integratori probiotici da sciogliere in bocca, come caramelle, per la cura e la prevenzione delle carie.

L’idea di pianetamicrobiota è di combinare l’integrazione orale di lattoferrina, che rende più “mansueti” i batteri del cavo orale, indebolendo la loro “corazza” fatta di biofilm, con la somministrazione successiva di un probiotico specifico nato per le stesse problematiche (carioblis). Dopo una consueta igiene meccanica del cavo orale tramite spazzolamento(magari usando dentifrici allo xilitolo per rinforzare l’azione anti-biofilm), che “sgrossa” la quota di batteri e biofilm, si può usare (secondo le indicazioni del foglietto illustrativo) il prodotto a base di lattoferrina che agisce “sciogliendo” il biofilm (il biofilm ha tra le sue componenti il ferro e la lattoferrina, catturandolo, scardina il biofilm) e rendendo meno “ostile” l’ambiente in modo che la successiva somministrazione orale di streptococco salivarius possa attecchire maggiormente. La raccomandazione di NON usare assolutamente colluttori sterilizzatori, a questo punto, è d’obbligo, in quanto si vanificherebbe l’azione del probiotico S. salivarius m18 che è quella specifica di combattere uno dei riconosciuti “sorvegliati speciali” come lo S. mutans. In ultima battuta possiamo notare che sia la lattoferrina sia lo S. salivarius sono componenti fisiologici presenti la prima nella saliva e il secondo nel cavo orale di persone sane.

 

  1. http://www.pianetamicrobiota.it/video/video/29-laboratorio-salute-nuove-frontiere-nelle-terapie-batteriche-14-12-2017
  2. http://www.doctoros.it/articoli-scientifici/focus-on/lattoferrina-e-parodontopatie/
  3. https://www.doctoros.it/articoli-scientifici/focus-on/lattoferrina-e-gengiviti/
  4. https://www.doctoros.it/articoli-scientifici/focus-on/lattoferrina-e-cavo-orale/
  5. Della lattoferrina ne abbiamo parlato “Il microbiota, un fondamento della nostra salute“ mentre La D-biotina è una vitamina idrosolubile appartenente al gruppo B, che contribuisce a mantenere sane le mucose orali
  6. https://www.rivistaitalianaigienedentale.it/forhans-gengi-for-compresse-orosolubili-base-lattoferrina-d-biotina/
  7. Approfondimenti sul biofilm: http://www.wuwhs2016.com/files/WUWHS_Biofilms_web_IT.pdf   http://www.codicepaleo.com/biofilm/
  8. http://www.odontoiatria33.it/cont/pubblica/clinica-e-ricerca/contenuti/11542/streptococco-salivarius-elimina-streptococco-mutans-risultanze-ricerca.asp
  9. Le batteriocine sono sostanze antibiotiche prodotte da batteri per far fuori la “concorrenza”

 

 

Oggi, facciamo finta che…come dice il buon Mauro Biglino nei suoi seminari.

Fate finta di essere un turista alieno robotico, che arriva sulla terra per la prima volta e si trova di fronte a una scena macabra. Trova dei pezzi di esseri umani accatastati alla rinfusa. Non sa cosa possano essere, perché non ha mai visto un essere umano. Esamina i frammenti, e nota che ci sono delle strutture che sembrano avere delle funzioni, sono “intelligenti” o almeno qualcosa che ha un senso, insomma roba fatta da esseri intelligenti. Studia frammenti di membra e pezzi di organo, e capisce che ci potrebbe essere una relazione tra di essi. Raccoglie dei campioni e torna nella sua navicella con tanto materiale e comincia a esaminarlo. Con i potenti mezzi a sua disposizione, nonostante non sia uno scienziato, ammira le strutture fantastiche della cellula e non può non meravigliarsi delle sue funzioni e strutture incredibili. Questa fantastica struttura sembra dotata di intelligenza, capacità di riprodursi e con delle funzioni specifiche. È viva, pensa. Ha una memoria concentrata in questi polimeri (DNA) che hanno delle potenzialità di immagazzinamento sbalorditive, probabilmente superiori ai suoi circuiti fatti di silicio. Per questo essere robotico il tempo ha una dimensione molto diversa da quella umana e passano molti anni in cui studia con cura tutta l’anatomia umana partendo da quei frammenti di essere umano trovati. C’è qualcosa che non capisce, ma intuisce. Non ne ha le prove, ma sembra che quei frammenti trovati siano parte di qualcosa, ma non ha la minima idea né di cosa possa essere né tantomeno di come le varie parti possano combinarsi ed interagire.

La storia finisce qui perché qui finisce il parallelo con la conoscenza attuale sul microbiota. Studiamo diversi ceppi batterici singolarmente. Sappiamo che l’akkermansia muciniphila stimola la produzione del fondamentale muco intestinale, sappiamo che il Faecalibacterium prausnitzii produce acido butirrico essenziale per l’enterocita e sappiamo che un certo ceppo di L.reuteri aiuta a produrre vitamina D. Consiglio la lettura degli altri articoli per sapere l’importanza dei sopracitati ceppi batterici, ma la cosa più importante di tutte la ignoriamo completamente: la loro sinergia tra loro e con gli altri ceppi batterici o con le altre famiglie, il loro rapporto e sì perché no, il loro dialogo. I batteri in qualche modo hanno un loro linguaggio, si comunicano ad esempio la resistenza agli antibiotici. Sono capaci di mutare e uno stesso probiotico può mutare in patogeno e viceversa. Ma in quali condizioni? Sappiamo che un microbiota sano è composto da una maggioranza di microorganismi diciamo “neutri” ma che possono comportarsi in maniera probiotica oppure patogena a seconda di una minoranza ben organizzata degli altri batteri. Se i probiotici prevalgono sui patogeni abbiamo uno stato di eubiosi, viceversa se i patogeni prevalgono sui probiotici abbiamo una disbiosi (1). Una sorta di effetto maharishi “microbiotico”? Il nostro microbiota insomma con ogni probabilità è un qualcosa molto differente dalla giustapposizione delle sue parti, della somma dei vari microorganismi. Al pari dei pezzi di un essere umano che sono qualcosa di completamente diverso da un essere umano intero e vivente, con ogni probabilità il microbiota deve essere considerato nella sua interezza e magari così facendo potremmo avere delle sbalorditive sorprese. Il microbiota forma una sorta di network che per certi versi ha senso contemplare solo nel suo insieme. Sappiamo che le emozioni e i gusti con ogni probabilità sono generati anche dal microbiota. Ma vuoi vedere che l’anima…. E se il microbiota in qualche modo “parlasse” al microbiota di altre persone? E se la telepatia (vi prego non lo dite a Piero Angela sennò mi mette nel Malleus Maleficarum) in realtà passasse dalla pancia? L'inconscio collettivo potrebbe avere un senso molto diverso da quello che venne usato da Carl Gustav Jung. Se il microbiota comunicasse con i suoi fratelli, i batteri della terra? Magari i cropcircle non sono fatti nè da burloni nè da alieni ma dal microbiota della terra (nell’eventualità toccherebbe rianimare Garlaschelli) o dall’insieme dei batteri di tutto il pianeta(microbiota)?

Possiamo tornare con i piedi per terra ma è bene sognare e riflettere su nuove frontiere perché se ci limitiamo a leggere solo i libri già scritti di fisica e chimica non capiremo mai di niente di nuovo.

 

     (1) Il concetto di disbiosi e eubiosi è molto più articolato e complesso, ma la descrizione fatta è focalizzata al discorso che si cerca di sviluppare

 

Alzi la mano chi non sa che l’attività fisica fa bene alla salute! Come si dice è un fatto che sanno anche i sassi, tuttavia ci sono delle ragioni per cui è bene ripassare insieme questi concetti per due ordini di motivi. Il primo è che ci sono dei particolari che non tutti sanno e in seconda battuta l’attività fisica è in intima connessione con il microbiota intestinale che è il tema di questo sito.

Lascio ad altri siti e ad altri autori l’elenco dei benefici che si hanno in cambio di una costante, sana e progressiva attività fisica che al contempo non logori troppo ne sia troppo diradata nel tempo. Quello di cui ci occuperemo sono particolari meno noti come l’impatto che ha il movimento sul sistema linfatico e sul microbiota.

Il sistema linfatico è un sistema di drenaggio di liquidi che conta molti più litri del sangue ma non ha una pompa (cuore) come ha il sistema circolatorio sanguigno per muovere i suoi fluidi. Uno dei tanti ruoli che ha questo sistema è quello di pulizia dell’organismo da scorie e perché no: dai metalli pesanti. Chi si interessa di microbiota sa quanto importante siano i metalli pesanti; c’è una stretta correlazione tra disbiosi e presenza di metalli pesanti. I metalli pesanti sono in pratica l’humus dove crescono microbioti disbiotici, con più patogeni, con più squilibri, insomma meno sani. Ma per stimolare il sistema linfatico a funzionare come si fa? Guarda caso appunto con l’attività fisica. Non avendo un cuore la movimentazione della linfa è a carico dei muscoli che contraendosi e rilasciandosi fanno circolare la linfa nel corpo. Un recente studio ha stabilito che una costante, anche se moderata, attività fisica ha un impatto positivo sul microbiota intestinale (1), in particolare aumentano i ceppi batterici che producendo butirrato (acido grasso a catena corta indispensabile per il nutrimento dell’intestino) sono protettivi per le malattie infiammatorie intestinali. Potremmo pensare che sia il drenaggio dei metalli pesanti da parte del sistema linfatico stimolato dall’attività fisica a modificare in tal senso il microbiota? Il fatto che l’attività fisica sia benevola per Alzheimer che è notoriamente una malattia legata a metalli come l’alluminio ci fa pensare di si, ma in ogni caso la cosa importante da sapere è che l’attività fisica modula in senso nettamente positivo il nostro microbiota.

Va bene sarete tentati di dire, ma alla fine si sapeva che muoversi fa bene, quindi cosa aggiunge tutto questo discorso? Questo piccolo articolo serve per ricordarci che se soffriamo di mal di pancia, di disbiosi, di colon irritabile o di malattie infiammatorie più gravi come colite ulcerosa e Chron e di qualunque altra problematica che interessa il microbiota il movimento farà bene ai nostri amici e chi è arrivato su questo sito sa bene quanto importante essi siano, non solo per la salute intestinale, ma per tutta la salute in generale della persona.

Un’ultima chicca: sembra che il rebounding sia un modo veramente efficiente per stimolare la circolazione del sistema linfatico (2).

Concludendo è vero che sapevamo già che muoversi fa bene e la sedentarietà è un pessimo stile di vita, ma da oggi sappiamo meglio i meccanismi che spiegano questi antichi adagi e ci rendono più coscienti di quello che faremo della nostra salute, che come detto in altre sedi non può prescindere anche da una corretta attività fisica.

 

 

La sclerosi multipla è una malattia neurodegenerativa demielinizzante, cioè con lesioni a carico del sistema nervoso centrale. La ricerca delle cause e dei meccanismi che scatenano la SM è ancora in corso (9).Basta documentarsi un minimo insomma e salta fuori che la SM è una malattia non arrestabile, trattata con farmaci dai pesanti effetti collaterali e che in definitiva lascia poche speranze di una aspettativa di vita normale in durata e qualità.

Tuttavia il dottor Cicero G. Coimbra –brasiliano- cura la sclerosi multipla; ormai i casi sono migliaia. Lo fa con megadosi di vitamina D (link 6,8) tanto massicce (fino anche a 200000UI/giorno) che viene naturale pensare che le linee guida che raccomandano massimo 600UI al giorno, per paura di una presunta intossicazione da vitamina D, siano completamente errate. L’altro pensiero che subito ci si pone di fronte ai numeri offerti dal medico brasiliano è come mai la comunità internazionale non pone maggiori attenzioni verso un protocollo che non ha gli effetti collaterali che invece hanno i farmaci ufficialmente usati, che oltretutto non arrestano comunque la malattia; a pensar male si fa peccato ma spesso si indovina, forse perché la vitamina D non si può brevettare?  A proposito di sclerosi Multipla anche il dottor Gerardo Rossi vanta successi e remissioni dei suoi pazienti con il suo protocollo di medicina funzionale (composta da vitamina C e oligoelementi tarati sulla persona tramite esame del capello) volto all’espulsione di metalli tossici (1). Ci sono evidenze scientifiche che mostrano chiaramente che la sclerosi multipla è strettamente connessa al microbiota intestinale (link 2,3,4). Ci sono anche indizi che ci fanno pensare che i metalli tossici modulano in senso peggiorativo il microbiota umano e di qui probabilmente la spiegazione dei successi di Gerardo Rossi che detossificando l’organismo da questi veleni, cura il microbiota. E per chiudere il cerchio sappiamo che almeno un batterio intestinale è coinvolto nella produzione di vitamina D (5) e che viceversa La vitamina D modula il sistema immunitario modificando il microbiota intestinale (7).

Che aspettiamo a capire che le cause della sclerosi multipla (come d’altronde probabilmente tutte le malattie autoimmuni) si devono ricondurre a un’equazione fatta di microbiota intestinale sano, sufficienti valori di vitamina D e la meno possibile presenza di metalli tossici?

Qualche medico dice cose simili…. (10)

 

  1. https://mineraltest.wordpress.com/2013/05/30/e-ancora-un-altro-caso-sclerosi-multipla-scomparsa-di-lesioni-demielinizzanti-dopo-tre-cicli-di-cura-mineral-test/
  2. http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/medicina/2017/08/08/isolato-nellintestino-un-batterio-che-cura-la-sclerosi-multipla_e1f3fd52-09a7-4e86-96cb-40b3d281199f.html
  3. https://microbioma.it/neuroscienze/sclerosi-multipla-microbiota-sintomi/
  4. https://microbioma.it/neuroscienze/serotonina-anello-di-congiunzione-tra-microbiota-e-sclerosi-multipla/
  5. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23609838
  6. https://www.youtube.com/watch?v=hOfO29rL-gI&ab_channel=LeonardoRubini
  7. https://microbioma.it/immunologia/la-vitamina-d-modula-il-sistema-immunitario-modificando-il-microbiota-intestinale/
  8. https://www.dionidream.com/protocollo-coimbra/
  9. https://www.aism.it/home.aspx
  10. http://www.salutesicilia.com/2017/11/18/microbiota-glutine-sclerosi-multipla/

Nell’articolo precedente si è cercato di far comprendere come una dieta corretta non può prescindere dal microbiota intestinale. Questa affermazione, purtroppo, vuol dire tutto e vuol dire nulla e la misura è data dalla scarsa conoscenza che si può avere di questo complesso di microorganismi che sono un tutt’uno con l’essere umano. Cominciamo con il dire che la dieta è il primo fattore modulante del microbiota intestinale e che quindi la maniera più diretta e importante per modificare un microbiota è quello dell’alimentazione.

L’alimentazione non è tuttavia l’unico componente della modulazione del microbiota, altri fattori sono l’attività fisica e quella emotiva. L’attività fisica regola l’attività degli organi che di concerto con il microbiota, in una costante relazione biunivoca, stimola la produzione di ormoni, succhi biliari, gastrici, calcificazione delle ossa, ecc, ecc. Questo si traduce in una banale quanto importante constatazione: una dieta non può prescindere da una attività fisica che ne completa e ne armonizza la sua azione. L’altro componente è quello emotivo che si può riassumere in un concetto molto semplice che ultimamente sta prendendo sempre più confidenza con il grande pubblico: l’asse intestino-cervello.

Oggi sappiamo ad esempio che il risultato di una costante attività fisica è la modificazione del microbiota a favore di ceppi batterici che non ci fanno ingrassare nonostante si possa indulgere un po' di più a tavola. Nulla di nuovo potrebbe dire qualcuno, ma la consapevolezza che in realtà è microbiota a regolare il nostro metabolismo ci dovrebbe far riflettere, ad esempio, quando assumiamo senza prescrizione medica o con troppa leggerezza un antibiotico che va a devastare l’equilibrio dei nostri migliori amici. Ci sono evidenze che ci dicono che dopo una cura di antibiotici si può rimanere in squilibrio anche un anno e addirittura perdere ceppi batterici importanti diminuendo cosi la biodiversità del microbiota intestinale che abbiamo capito essere fonte di salute.

L’asse intestino-cervello è di vitale importanza nella comprensione del funzionamento del microbiota e di conseguenza nella realizzazione di una miglior salute. Emozioni negative, stress e viceversa emozioni positive e stati di benessere emotivo hanno conseguenze tangibili e straordinariamente immediate sul microbiota intestinale. Provate a immaginare quindi quanto sia importante una dieta fatta anche da idee sane. Per dare una misura di quanto cervello e intestino siano connessi intimamente si è scoperto che traumi cranici inducono danni intestinali. Viceversa insulti intestinali o disbiosi alternano la catena triptofano-serotonina-melatonina portando potenzialmente cambi di umore, alterazioni del sonno, e tutti gli innumerevoli stati di disagi e sintomi che è troppo lungo qui elencare che sono causati dalla carenza di triptofano, serotonina e melatonina.

Facciamo degli esempi pratici. I più preparati, o chi ha letto i miei precedenti articoli (1), potrebbero pensare che assumendo vitamina K2 si aiutino gli osteoblasti a fare il loro lavoro conservando la densità ossea e impedendo l’accumulo di calcio nel sangue con il conseguente miglioramento dello stato dell’ aterosclerosi. Questa indicazione è sacrosanta, tuttavia anche l’attività fisica in particolare quella di carico (fare i “pesi” per capirci) stimola i medesimi meccanismi. Ma l’emotività cosa c’entra? Il principio dell’asse intestino cervello ci dice che il nostro stato emotivo influisce sul microbiota intestinale e indovinate un po' da dove otteniamo la vitamina k2? Dai batteri intestinali (il tipo mk-7) che, ovviamente, se offesi per qualunque motivo (anche di natura emotiva e non solo chimica e biologica), riducono la produzione di vitamine ivi compresa la k2.

Carne si, carne no. Uno degli esperti più autorevoli che qui in Italia ci parla di microbiota è il Dr. Luciano Lozio, il quale afferma nei suoi video che il vero problema della carne non è la carne in quanto tale ma i suoi contenuti di antibiotici e le cotture ad alte temperature che producono tossine. Ovviamente un microbiota perfettamente sano e in forma parerà i colpi di antibiotici (a basso dosaggio) e tossine varie, ma per quanto tempo? Uno dei consigli quindi è quello di cucinare le carni a basse temperature (no griglia, fritti, ecc e largo a bolliture e vapore) e fare attenzione agli allevamenti da cui ci si approvigiona. Un aspetto riguardante la vitamina K2 (mk-4) è che si può assumere naturalmente dall’alimentazione a partire da cibi di derivazione animale cresciuti a pascolo (erba verde). Purtroppo gli attuali allevamenti, non solo, sono pieni di antibiotici ma i mangimi sono tutto tranne erba verde, quindi niente k2 nella carne (e derivati) che di solito siamo abituati a mangiare con la grande distribuzione. Una soluzione potrebbe essere quella di rivolgersi ad allevamenti di fiducia e/o grass-fed che fanno mangiare agli animali erba verde.

Cereali e glutine. La dieta paleo vede come fumo negli occhi qualunque tipo di carboidrato che sostiene essere dannoso per la salute, tuttavia ci si potrebbe chiedere visto che sono circa 10000 anni che ci cibiamo di cereali se veramente siano loro in quanto tali a fare male oppure, ad esempio, siano le micotossine e pesticidi presenti nei moderni cereali che alterano il microbiota intestinale creando tutta una serie di squilibri che possono cessare se si eliminano gli alimenti in questione. Se questo fosse vero non sarebbero tanto i carboidrati il problema ma, anche in questo caso, ciò che si portano dietro. Come detto anche l’attività fisica fa parte dell’equazione tanto che riguardo all’alimentazione di uno sportivo anche i più integralisti paleo prevedono una quota di carboidrati senza la quale non si avrebbero abbastanza energie. Probabilmente, è vero anche, che nella dieta mediterranea oggi si fa troppo uso di alimenti ad altissima densità energetica come i carboidrati senza di contro avere un’attività fisica che aiuti a smaltire tutti questi zuccheri.

Biodiversità. Un principio ormai è riconosciuto da praticamente tutti gli addetti al settore: più un microbiota è vario e diversificato più è un microbioma solido e con più possibilità di espressioni epigeneticamente superiori a un microbiota povero. Ma come è possibile stimolare la biodiversità? Partendo dal presupposto che a seconda del cibo che si mangia si stimola la crescita di determinati microorganismi, una dieta diversificata potrebbe aiutare a sviluppare questa biodiversità del microbiota intestinale. Come dice spesso Paolo Mainardi - uno dei protagonisti dello studio del microbiota con l’alfalattoalbumina - “un intestino sano digerisce di tutto” e non solamente una ristretta cerchia di alimenti. Questo non vuole essere l’incoraggiamento a reinserire nella propria dieta il glutine per chi non lo mangia come il celiaco ma vuol dire solamente che, come attesta il Dr. Francesco di Pierro, (nel video segnalato dall’altro articolo) chi smette di mangiare glutine impoverisce il suo microbiota. Sarebbe ragionevole pensare, quindi, che diete con privazioni totali di certi alimenti in realtà, anche se in un primo momento possono essere di aiuto (data la debolezza specifica del microbiota in relazione a un alimento specifico), sul lungo periodo si avrà con certezza un depauperamento della biodiversità del microbiota intestinale e con esso un probabile peggior stato di salute generale. Quando si fanno delle scelte di privazione non si devono fare alla leggera ma ben ponderare cosa e per quanto tempo privarsi di quell’alimento specifico perché per dirla con parole ancora diverse qualunque alimento è un prebiotico diverso.

Lo scrivente ritiene completamente privo di ogni fondamento scientifico diete basate su convinzioni di quello che dovrebbe (o non dovrebbe) essere il cibo “naturale” dell’uomo. Il modello evoluzionistico Darwiniano in realtà è solo una teoria (2) e pensare che ci sia un cibo ideale per l’uomo vorrebbe dire averlo così chiaro e certo da potersi spingere a fare affermazioni sensate anche nei suoi minimi particolari riguardanti in questo caso l’alimentazione ideale umana. Tra l’altro il concetto stesso di evoluzione prevede appunto il cambiamento e il microbiota in questo è un campione indiscusso dato che è in grado di imparare a metabolizzare alimenti a un ritmo impensabile per il nostro povero corpo che conta solo 1/100 dei geni del microbiota. I microorganismi del microbiota sono presenti a miliardi di miliardi e singolarmente nascono e muoiono nell’arco di 20 minuti. Questo significa che, ammesso che un alimento non sia “naturale” per l’uomo, comunque verrà metabolizzato e scomposto dalla capacità adattativa del microbiota intestinale. A tal proposito bisognerebbe riflettere sul perché riusciamo a digerire glutine e caseina visto che non sono cibi geneticamente digeribili dall’uomo (come sostiene sempre Luciano Lozio nelle sue interviste) ma che tuttavia metabolizziamo comunque grazie al microbiota intestinale. Non guasterebbe anche riflettere su come mai ci siano persone che non sono celiache nonostante abbiano i geni “giusti”. Insomma, un’alimentazione povera di glutine e caseina sicuramente potrebbe aiutare persone con un microbiota particolarmente insultato (e in questo caso si parla di “gluten sensitivity”) ma ricordandosi al tempo stesso di non prendere un determinato modello alimentare per religione perché il mistero del microbiota è lungi dall’essere rivelato per intero e quindi con esso i segreti dell’alimentazione. Detto ancora in altre parole se è un mistero per noi oggi il microbiota, tanto più lo sarà il microbiota dell’uomo ancestrale che in ogni caso avrà subito nel corso del tempo un’evoluzione tanto più profonda quante generazioni di microbi si sono succedute.

Un approccio razionale alla dieta da seguire potrebbe essere quello di un’ attenta anamnesi unita ad un esame metagenomico del microbiota intestinale che ci possa guidare in qualche modo verso una pianificazione iniziale di alimentazione -senza dimenticarsi dell’ attività fisica e della sfera emotiva- volta al ripristino della salute per poi gradualmente cambiare i parametri nella rincorsa di una salute sempre migliore dimenticandosi l’idea che possa esistere una dieta identica per tutti ed uguale per tutti i momenti della nostra vita. Non solo la medicina deve essere aggiornata con le scoperte che si sono fatte (e si stanno sempre più facendo) sul microbiota ma se c’è una cosa che dovrebbe essere completamente rivisitata è proprio la scienza dell’alimentazione, così intimamente interconnessa con la salute del microbiota intestinale che è la vera chiave di volta nella comprensione di tanti aspetti ancora oggi misteriosi della salute umana.

 

(1) http://pianetamicrobiota.it/14-la-vitamina-k2,-il-paradosso-del-calcio-e-la-sinergia-con-altri-elementi

(2) A ben guardare la teoria evoluzionista di Darwin accettata dalla maggioranza delle persone non ha nulla di scientifico in quanto non è falsificabile - come ci insegna il filosofo Karl Popper- in quanto è diventato oggetto di fede ed infatti è stata continuamente ritoccata nel corso del tempo per cercare di tenerla in piedi a tutti i costi nonostante le macroscopiche incongruenze.

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