Da parecchio tempo ormai ci si è accorti che nel campo della medicina l’ultra-specializzazione è una via fallimentare. Non che non ci siano indubbi risultati e spettacolari esempi di come la scienza medica ultra-specialistica abbia salvato vite altrimenti condannate a finire. Sono casi eclatanti ma isolati, con cui l’attuale establishment medico gli piace fare propaganda di sé un po' come fa il capitalismo indicando “chi ce la fatta” e dimenticandosi della stragrande maggioranza del numero sottostante di chi invece annaspa nei suoi problemi quotidiani. Per generalizzare ma rendere il concetto, la medicina occidentale moderna è spesso molto efficace nella cura di eventi acuti ma praticamente impotente di fronte al cronico che rappresenta tuttavia la deprimente maggioranza dei disagi e morti. Molti addetti ai lavori, e non, se ne sono accorti e si è comincia a parlare da tempo di medicina olistica, di multifattorialità arrivando a sostenere che accanto alla cura del corpo non si può prescindere dalla cura dell’anima fino ad arrivare ad affermare che in realtà quest’ultimo fattore è preponderande al resto.

Per fare luce su questo aspetto dobbiamo fare un passo indietro e cercare di capire cosa sia “la scienza medica” e quindi ancor prima cosa sia “la scienza” ed in particolare su che principi lavora. Per studiare il mondo lo scienziato è abituato a ragionare in termini di causa ed effetto e per farlo isola un fenomeno in maniera sempre più marcata e restrittiva fino a trovare l’essenza del fenomeno stesso racchiusa in un piccolissimo frammento di mondo sul quale elabora una teoria, un modello matematico in grado di replicare il fenomeno in un esperimento, riproducibile da altri scienziati. Questo metodo, che in estrema sintesi è l’”anima” del metodo scientifico, è stato applicato alla medicina. Qui sta tutto il busillis, è un errore sistematico operare questa semplificazione al corpo umano, alla salute umana e lo ha scoperto la scienza stessa.

L’uomo è costituito da un insieme di parti tra loro interdipendenti. Questo fenomeno comincia a essere noto oggi ad esempio con il nome “asse intestino-cervello”. Il cervello influenza l’intestino e quest’ultimo influenza il cervello. L’uno è causa e contemporaneamente effetto dell’altro. Come a questo punto dovrebbe comprendere chiunque, il pilastro stesso della scienza medica attuale che cerca la radice del problema, la causa ultima, la causa eziologica, o come altro la si voglia chiamare, è un pilastro rotto alla sua base. L’asse intestino-cervello è uno delle prime correlazioni che si sono focalizzate e tutt’oggi la scienza medica, che continua a ragionare con i vecchi modelli, si chiede ancora se sia nato prima l’uovo o la gallina (1) ovvero se sia il cervello a influenzare l’intestino o il contrario, senza rendersi conto che sono cause interdipendenti.

Per cercare di far capire cosa siano due cause interdipendenti c’è un efficace video che spiega cosa siano due vibrazioni collegate. Nel video due pendoli oscillano e la causa del moto di uno è essa stessa la causa del moto dell’altro e viceversa (2) in un rimpallo virtualmente infinito.

Il meccanicismo, fondamento dell’attuale scienza, è basato sul riduzionismo, ma il riduzionismo è infondato dato che non si possono ridurre sistemi complessi a risultante di sistemi semplici che li costituiscono, questa scoperta è stata fatta studiando le incredibili proprietà dei domini di coerenza dell’acqua (3).

L’universo (e con esso l’universo uomo) insomma è fatto da innumerevoli elementi interdipendenti che non si possono separare come piace fare alla scienza attuale.

Il rasoio di Occam, basato sul riduzionismo, non taglia più.

  1. https://microbioma.it/neuroscienze/depressione-e-intestino-cosa-sappiamo-e-cosa-dobbiamo-ancora-scoprire/
  2. https://youtu.be/UmkzOMLnV5o?t=369
  3. https://youtu.be/UmkzOMLnV5o?t=599

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