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Francesco di Pierro nella sua esposizione delle proprietà del microbiota (1) ci spiega che la biodiversità è un fattore di salubrità e solidità del microbiota intestinale mentre viceversa per i distretti anatomici periferici è un fattore di squilibrio, quindi in questi casi un microbiota più specializzato (si stanno studiando quali ceppi siano da preferire) è sinonimo di maggiore eubiosi locale. Non è un mistero che la parodontite e le carie (e anche l’alitosi) siano problematiche legate a una disbiosi del cavo orale. Nelle parodontopatie ci sono batteri che letteralmente si cibano del parodonto, innescando quindi la perdita dei denti a cui viene a mancare il tessuto su cui si fissano. Le carie sono sempre un attacco batterico, in questo caso, allo smalto dei denti; ne è responsabile in particolare una specie di batterio: lo streptococcus mutans. Nelle parodontopatie invece sono maggiormente implicati bacteroides e firmicutes, ma il concetto non cambia: le più comuni problematiche del cavo orale sono da considerarsi disbiosi locali.

Queste problematiche sono trattate nella stragrande maggioranza dei casi partendo con il solito paradigma del nemico da distruggere. Per il cavo orale, visto che avrebbe poco senso usare degli antibiotici, che ucciderebbero anche il microbiota intestinale, ci si è sempre rivolti all’igiene che altro non è che la distruzione locale dei batteri presenti, il paradigma non cambia. Spazzolando i denti si portano via meccanicamente molti batteri, poi c’è chi consiglia l’uso del filo interdentale per arrivare a colluttori antibatterici di ogni tipo più o meno “naturali”. C’è chi usa direttamente bicarbonato di sodio o acqua ossigenata per una maggiore igiene, il che equivale allo sterminio del microbiota del cavo orale. Il punto da capire è che continuando in questo modo ci impelaghiamo in un’eterna lotta di eliminazione di batteri patogeni persa in partenza, dato che continuamente si riformano.

I successi nelle parodontopatie (cosi come nelle carie) dell’igiene orale del dentista di concerto con il paziente si basa tutto sulla pulizia, sull’uccisione, in definitiva, della proliferazione batterica per ottenere un equilibrio tra sterminio e proliferazione. Tuttavia appena l’igiene viene a mancare i batteri, come dei terminator programmati, proliferando, riattivano la loro azione patogena in maniera più veloce delle capacità rigenerative del corpo.

Chi ci ha seguiti fin qui ormai ha capito che lo sterminio indiscriminato non può essere una strategia vincente perché il microbiota del cavo orale è praticamente impossibile da uccidere completamente come probabilmente qualunque microbiota di qualunque distretto anatomico. Esistono batteri resistenti a condizioni talmente estreme da sopravvivere nelle centrali nucleari o in prossimità di vulcani in fondo agli abissi marini e sono parenti molto stretti di alcuni batteri che ci portiamo con noi. Cosa ci aspettiamo dall’uso dello spazzolino? Di ucciderli? Certo che no, quello che possiamo fare è creare ancora più disbiosi selezionando i più resistenti. Guarda caso sopravvivono sempre i più tosti e cattivi che, annidandosi in qualche interstizio, anche in piccola quantità, ripartono a riprodursi per ripopolare tutto l’ambiente disponibile senza “inquilini” probiotici (quelli sì tutti morti) a fare da antagonisti.

Prima di capire come intervenire è importante fare una ulteriore considerazione. Da dove viene questo microbiota orale disbiotico? Con ogni probabilità da dove vengono tutti i “microbioti” periferici ovvero dal microbiota intestinale. C’è infatti chi sostiene (e non ha tutti i torti) che il microbiota della bocca è fatto dai batteri che risalgono in qualche modo dal microbiota intestinale. Se da una parte è vero, dall’altra non si può aspettare di riequilibrare l’intestino per agire sulle patologie del cavo orale perché i tempi potrebbero allungarsi così tanto da farci marcire o cadere tutti i denti. D’altra parte di fronte una ferita infetta (che può essere vista come una disbiosi locale) che facciamo? Aspettiamo di riequilibrare il microbiota intestinale? (per quanto importante esso sia e legato strettamente al buon funzionamento del sistema immunitario) o agiamo subito localmente?

Un’ approccio innovativo è quello di ridurre il biofilm (7) batterico che rende più resistenti i batteri, compresi quelli patogeni. Si possono usare diverse sostanza anti-biofilm, ad esempio lo xilitolo (zucchero di betulla), il miele o la lattoferrina. A proposito della lattoferrina ci sono degli studi (se ne parla nei link 2,3,4) che hanno consentito di sviluppare un prodotto da banco a base di lattoferrina e D-biotina (5) che già da solo promette sensibili miglioramenti alle patologie del cavo orale (6).  La spiegazione è presto fornita: i batteri “buoni” senza il biofilm di quelli “cattivi”, che è una vera e propria corazza contro le aggressioni di antibiotici, disinfettanti e anche batteriocine (9), giocano ad armi pari ed hanno così una possibilità di avere la meglio

Altri ricercatori studiando il microbiota del cavo orale hanno isolato uno streptococco molto utile perché agisce da antagonista nei confronti di specifici ceppi patogeni. Lo streptococco salivarius M18 (8) si è rivelato utile per combattere lo streptococco mutans che come dicevamo è responsabile delle carie dentali. Il salivarius (come gli altri probiotici) per competere nello stesso ecosistema del cavo orale produce batteriocine (uno dei probabili antibiotici del futuro basati su batteri e non più su funghi) con cui uccidono quel singolo batterio patogeno, senza sterminare il resto degli altri batteri, che contribuiscono a formare il microbiota orale. Il salivarius è in pratica un poliziotto ben addestrato all’eliminazione di specifici “malviventi batterici”, senza però andare a toccare altri batteri innocui ma utili all’eubiosi orale. Sono nati cosi integratori probiotici da sciogliere in bocca, come caramelle, per la cura e la prevenzione delle carie.

L’idea di pianetamicrobiota è di combinare l’integrazione orale di lattoferrina, che rende più “mansueti” i batteri del cavo orale, indebolendo la loro “corazza” fatta di biofilm, con la somministrazione successiva di un probiotico specifico nato per le stesse problematiche (carioblis). Dopo una consueta igiene meccanica del cavo orale tramite spazzolamento(magari usando dentifrici allo xilitolo per rinforzare l’azione anti-biofilm), che “sgrossa” la quota di batteri e biofilm, si può usare (secondo le indicazioni del foglietto illustrativo) il prodotto a base di lattoferrina che agisce “sciogliendo” il biofilm (il biofilm ha tra le sue componenti il ferro e la lattoferrina, catturandolo, scardina il biofilm) e rendendo meno “ostile” l’ambiente in modo che la successiva somministrazione orale di streptococco salivarius possa attecchire maggiormente. La raccomandazione di NON usare assolutamente colluttori sterilizzatori, a questo punto, è d’obbligo, in quanto si vanificherebbe l’azione del probiotico S. salivarius m18 che è quella specifica di combattere uno dei riconosciuti “sorvegliati speciali” come lo S. mutans. In ultima battuta possiamo notare che sia la lattoferrina sia lo S. salivarius sono componenti fisiologici presenti la prima nella saliva e il secondo nel cavo orale di persone sane.

 

  1. http://www.pianetamicrobiota.it/video/video/29-laboratorio-salute-nuove-frontiere-nelle-terapie-batteriche-14-12-2017
  2. http://www.doctoros.it/articoli-scientifici/focus-on/lattoferrina-e-parodontopatie/
  3. https://www.doctoros.it/articoli-scientifici/focus-on/lattoferrina-e-gengiviti/
  4. https://www.doctoros.it/articoli-scientifici/focus-on/lattoferrina-e-cavo-orale/
  5. Della lattoferrina ne abbiamo parlato “Il microbiota, un fondamento della nostra salute“ mentre La D-biotina è una vitamina idrosolubile appartenente al gruppo B, che contribuisce a mantenere sane le mucose orali
  6. https://www.rivistaitalianaigienedentale.it/forhans-gengi-for-compresse-orosolubili-base-lattoferrina-d-biotina/
  7. Approfondimenti sul biofilm: http://www.wuwhs2016.com/files/WUWHS_Biofilms_web_IT.pdf   http://www.codicepaleo.com/biofilm/
  8. http://www.odontoiatria33.it/cont/pubblica/clinica-e-ricerca/contenuti/11542/streptococco-salivarius-elimina-streptococco-mutans-risultanze-ricerca.asp
  9. Le batteriocine sono sostanze antibiotiche prodotte da batteri per far fuori la “concorrenza”

 

 

Commenti   

#4 Fefochip 2018-02-17 16:01
l'uso di colluttori (o piu in generale della igiene orale) in teoria dovrebbe uccidere tutti , "buoni" e "cattivi" . come mai non succede?
se il biofilm è usato in maniera paritetica dai patogeni e dai simbiotici come mai il solo uso della
lattoferrina segna comunque dei risultati positivi (hai letto i link? )
vale la legge dell' "erba cattiva che non muore mai".
i patogeni si comportano in maniera piu aggressiva rispetto ai simbiotici (anche per quanto riguarda il biofilm) e in ogni caso per avere i risultati migliori e duraturi, bisogna agire con un miglioramento delle condizioni di disbiosi intestinale.
è il microbiota intestinale che a lungo andare determina la colonizzazione anche del cavo orale.

in ogni caso l'osservazione che hai fatto non è priva di senso e l'idea che ho suggerito è proprio per ridurre tutti ad armi pari (diminuendo il biofilm)
e contemporaneamente impiantando dei ceppi antagonisti dei patogeni che li eliminano senza nuocere ai simbionti, cosa che invece fa indiscriminatamente
l'igene orale.

insomma in altri termini ancora cerchiamo di coltivare un microbiota della bocca piu sano mentre se uccidiamo tutti con la sola igene orale
selezioniamo solo i ceppi piu resistenti.
#3 Giuseppe 2018-02-17 15:14
Una cosa non mi è chiara. Le sostanze anti-biofilm dovrebbero agire sia sui biofilm dei batteri patogeni ma anche su quelli dei batteri simbiotici. Quindi si andrebbe ad indebolire tutte le specie di batteri. O sbaglio?
#2 Fefochip 2018-02-16 18:35
grazie,
se avete domande o osservazioni fatele pure qui nei commenti
#1 Giuseppe 2018-02-15 21:39
Articolo molto interessante. Complimenti!!

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