Per la comprensione di un fenomeno, la cosa più difficile, per l’osservatore, è mettere da parte le nozioni fino a quel momento date per scontate. Se non si ha questa accortezza non si acquisiranno mai nuove visioni del mondo, più complete e aderenti alla realtà di quelle precedenti.

Se non si procede in questo modo si farà caso solo a quello che si è convinti di dover vedere.

Oggi, ci troviamo indiscutibilmente di fronte all’ostacolo più grande che l’umanità si sia mai trovata davanti: il nostro sviluppo ha assunto aspetti così estremi che sta diventando un impedimento per la vita stessa delle generazioni presenti e future. Parallelamente allo sviluppo sono aumentati gli scarti e i rifiuti, in breve l’inquinamento ambientale è diventato un aspetto emergenziale.

Socialmente parlando, mai come negli ultimi anni le disuguaglianze sono arrivate a livelli così paradossali tanto da creare disagio anche ai più “fortunati”. Persone da una parte del mondo soffrono la fame e dall’altra l’eccesso di alimentazione provoca patologie di ogni tipo.

I conflitti tra i popoli, lungi dall’essere risolti pacificamente, si esacerbano e diventano via via più cruenti e l’unica cosa che si riesce a fare è cambiargli nome e invece di usare il termine “guerre” sono chiamati: ”missioni di pace”.

Occorre, il prima possibile, cambiare rotta ed invertire i processi che stanno rendendo il mondo sempre meno a misura d’uomo e sempre più un incubo generato da noi stessi.

In un mondo i cui elementi essenziali come aria e acqua non hanno confini, tale cambio di rotta non può essere che collettivo e non può che passare attraverso la riconsiderazione delle leggi che regolano e consentono la vita sul pianeta fino ad arrivare a considerare una nuova visione della natura dell’essere umano.

Solo dopo questa presa di coscienza si può concepire un mondo più sano nel quale il futuro non sia più visto come minaccioso ed oscuro ma come un concreto e desiderabile luogo verso il quale incamminarci con passione tutti assieme.

Viviamo nel paradigma dell’ “omo homini lupus”, la storia d’altronde ce lo insegna in maniera impietosa, l’uomo è in perenne conflitto con i suoi simili. Da quando l’umanità ha memoria di sé, con la scrittura, si narrano guerre, battaglie e conflitti tra i popoli sempre più numerosi, cruenti ed apocalittici.

Nonostante tutto ciò, il grado di interdipendenza e organizzazione collettivo è cresciuto parallelamente. A discapito delle apparenze, non sarebbe stato possibile arrivare alla cifra di quasi 8 miliardi di abitanti sul pianeta senza un’organizzazione di un grado via via crescente. C’è chi potrebbe obiettare che in realtà questo aumento demografico sia frutto dell’industrializzazione e della tecnologia, ma esse tuttavia originano dalla collaborazione nata, nonostante tutto, per concretizzare le creazioni e l’inventiva dell’uomo. Di tutto questo ci rendiamo appena conto, e sovente, ascriviamo il merito al modello economico e di sviluppo che abbiamo scelto.

Fin ad oggi l’uomo ha considerato sé stesso fondamentalmente un essere unico, isolato dagli altri animali, dotato di una coscienza di sé e di un intelletto superiori agli altri esseri viventi.

Darwin ci ha raccontato che la vita si è evoluta partendo da forme molto semplici mutando e adattandosi progressivamente fino ad arrivare all’uomo. Il suo contributo filosofico e sociale ha segnato profondamente il pensiero umano, e di conseguenza, il comportamento dell’intera umanità. Purtroppo non è stato tanto il concetto di evoluzionismo (ovvero il concetto che la vita è un unico filo conduttore dall’ameba all’uomo) a condizionare il pensiero umano, quanto il come ci si evolverebbe. Darwin ci raccontò che la competizione sarebbe il motore dell’evoluzione della specie e la parte più egoistica e prevaricatrice dell’umanità propagandò quest’ultimo concetto.

Questo pensiero si è radicato profondamente nell’inconscio dell’uomo e applicando quel modello Darwiniano abbiamo sviluppato un comportamento socio-economico deleterio che sta portando l’umanità verso continui conflitti sempre più cruenti e problemi ambientali sempre più insormontabili. Abbiamo accettato che sia naturale, e quindi implicitamente giusto, che il più forte schiacci il più debole per far progredire la specie. Questa è la convinzione, deleteria, che l’uomo si è fatto della vita e di sé stesso. Per andare avanti, per migliorare ed evolvere non solo sarebbe “naturale” prevalere sugli altri, ma sarebbe addirittura auspicabile in quanto solo in questo modo la natura procederebbe e migliorerebbe la specie rendendola più forte.

In campo economico il trionfo di questa ideologia ha portato al concetto estremo che se una persona attraverso la competizione, possiede più di qualcun altro allora è giusto poiché ha rispettato le leggi della natura e dunque in qualche modo favorito l’evoluzione della specie.

In questo contesto filosofico-sociale Louis Pasteur è diventato il padre dell’infettivologia moderna. La visione di Pasteur è quella del batterio considerato un nemico da uccidere, un avversario da sconfiggere, insomma la solita versione guerrafondaia della natura: ostile, selvaggia e in ultima analisi matrigna.

Mai altre convinzioni sono state più deleterie per l’uomo, il quale, come qualunque altro essere vivente, deve obbedire alle leggi della natura, che sono ben altre.

Viviamo su un pianeta abitato dai microorganismi da miliardi di anni, molto prima che l’uomo si affacciasse sul pianeta. Questi microorganismi pervadono ogni nicchia ecologica: la terra, il mare e gli esseri viventi. Sono i microorganismi a rendere fertile la terra e a permettere alle piante di crescere, piante senza le quali non potremmo né nutrirci né respirare. Come è noto, le piante creando ossigeno consentono agli animali di respirare. Meno noto è considerare che non esiste solo il “polmone verde” della terra, ma anche quello “blu”. La massa di microorganismi degli oceani produce direttamente la metà dell’ossigeno dell’atmosfera terrestre.

Sarà scontato ricordarlo, ma stiamo distruggendo entrambi i polmoni del pianeta. Siamo arrivati a danneggiare non solo la qualità dell’aria ma anche il quantitativo di ossigeno nell’ aria che respiriamo, in nome di quel modello che ci siamo autoimposti, ovvero quello di accettare come giusto, naturale e quindi auspicabile la prevalenza del più forte sul più debole.

I microorganismi non si limitano a colonizzare la terra e i mari ma lo fanno in maniera incredibilmente simbiotica abitando anche all’interno di tutti gli esseri viventi con i quali stringono una mutua e solida alleanza.

Oggi l’uomo si sta rendendo conto delle innumerevoli funzioni dei batteri che ospita definendoli nel loro insieme “microbiota” e definendo “microbioma” l’insieme dei geni del microbiota. Nell’uomo la massa complessiva di tali microscopici esseri viventi è superiore alla massa del cervello o del fegato. Il microbioma surclassa i geni umani nella proporzione di 1:100 modulando e arricchendo il nostro Dna di potenzialità. I nostri microorganismi sono più numerosi di tutte le cellule umane e le loro funzioni sono, senza ombra di nessun dubbio, insostituibili. Dalla pelle all’intestino, dai polmoni al sangue fino al cervello: ogni comparto anatomico dell’uomo è colonizzato dal microbiota. Sono i microorganismi dell’ambiente che depurano le acque dai nostri scarti e sono sempre loro che si occupano del processo della decomposizione dopo la morte degli esseri viventi.

In breve, tutta la vita sul pianeta, non sarebbe possibile senza i microorganismi.

In questo scenario diventa puerile ed anacronistico rimanere ancorati alla visione offerta da Darwin e Pasteur. Esistono indubbiamente batteri potenzialmente patogeni, ma la stragrande maggioranza sono benevoli e probiotici, ovvero a favore della vita. Nell’ottica di Darwin, nella quale tutte le specie si dovrebbero antagonizzare e combattere in una guerra senza fine, il mondo sarebbe stato già colonizzato dal vincitore della presunta inevitabile guerra che si sarebbe dovuta scatenare tra i microorganismi. Il re assoluto ed incontrastato si sarebbe poi estinto da solo per sovrappopolazione e inquinamento dei propri rifiuti. Tutto ciò in realtà non è mai successo perché le cose non stanno così, ma focalizzandoci al mondo macroscopico sembra quasi che l’uomo aneli a realizzare questo scenario con tutte le sue forze.

Per nostra fortuna i microorganismi ignorano le sciocche convinzioni dell’uomo e per tanto vivono, prosperano e lavorano in un’ottica completamente diversa. I microorganismi collaborano e cooperano: rendono possibile la crescita delle piante, l’ossigenazione dell’atmosfera, l’esistenza e la salute di tutti gli animali, uomo compreso. Gli esseri umani (come tutti gli altri animali) morirebbero all’istante senza il contributo sinergico e cooperativo dei loro ospiti. La digestione dei cibi è in parte resa possibile dal microbiota, un’infinità di micronutrienti essenziali è prodotta dal microbiota e quest’ultimo addestra e fa parte del sistema immunitario il cui compito è quello di tenere a bada i pochi e sparuti patogeni che si incontrano in un mondo permeato da microorganismi. Il nostro organismo in cambio offre al microbiota protezione, cibo e calore.

Per far capire una volta per tutte l’immensità che la visione dell’invisibile porta con sé basta spiegare che la cellula stessa, il mattone di ogni nostro tessuto, contiene degli organelli, chiamati mitocondri, che si sono sviluppati in simbiosi con la cellula. I Mitocondri, vere e proprie centrali energetiche della cellula, hanno un proprio Dna indipendente dal nucleo della cellula e quindi, con ogni probabilità, sono essi stessi degli esseri viventi microscopici che vivono da sempre in simbiosi dentro la cellula stessa. In questo contesto è utile ricordare che tutte le cellule di un organismo lavorano in sinergia e cooperazione tra di loro: anche la biologia ci racconta una storia molto diversa dalla visione di Darwin.

In breve l’essere umano (e tutti gli animali) è un super-organismo ovvero un simbionte fatto di diversi esseri che cooperano, collaborano uno dentro l’altro, uno affianco all’altro per un unico fine comune: la vita.

A causa della deleteria visione Pausteriana del nemico da abbattere, i microorganismi stanno sviluppano resistenze agli antibiotici per sopravvivere. Uccidiamo a tutti i costi il patogeno ma non ci rendiamo conto che stiamo sterminando con esso (qualora ci si riesca) i nostri più importanti amici che sono tutt’uno con noi e con il nostro sistema immunitario. Oggi, l’OMS sta prendendo atto del fatto che ceppi batterici sempre più resistenti agli antibiotici stanno causando epidemie senza una cura. Le prospettive nel breve periodo sono ancora meno rosee e si prevedono scenari apocalittici nei quali gli antibiotici non avranno più alcun effetto: la natura ci sta chiaramente facendo un altolà che abbiamo il dovere di recepire, in nome della nostra stessa sopravvivenza.

I microorganismi quindi ci insegnano che la vita è prevalentemente fondata sulla cooperazione e la salute, sull’ armonia delle parti; non vi fate più distrarre dai racconti guerrafondai Darwiniani: la competizione esiste ma è solo una parte infinitesima all’interno di un disegno molto più grande di comportamenti cooperativi. Il patogeno di Pasteur esiste ma è solo una goccia in un mare di microorganismi benevoli e favorevoli alla vita.

Il modo di vivere dei microorganismi lancia, implicitamente, un altro messaggio: il riduzionismo è un concetto completamente errato. Studiare il singolo batterio avulso dal suo contesto è semplicemente impossibile perché a seconda dell’ambiente circostante si potrà comportare in maniera probiotica, neutra o addirittura patogena. La di più diretta ed enorme conseguenza di questo è che il fondamento della nostra visione scientifica del mondo che è il meccanicismo, è errato dato che si fonda a sua volta sul riduzionismo. Ciò significa che dobbiamo rapidamente riconsiderare il nostro modo di guardare alla natura in quanto il nostro modello inadeguato di approccio alla realtà delle cose, ha generato, senza ombra di dubbio, enormi fraintendimenti ed errori in tutti i campi scientifici.

E’ imperativo adottare, il prima possibile, all’interno delle comunità umane, l’idea che la cooperazione e la collaborazione sono il paradigma della vita, il vero faro da seguire, la vera legge naturale. Altrettanto impellente è identificare la competizione e l’antagonismo non come il motore dell’evoluzione e dello sviluppo, bensì, finalmente, per quello che realmente sono: comportamenti miopi ed inesorabilmente autodistruttivi.

In certi ambienti si è diffusa l’idea demenziale che la popolazione sia eccessivamente numerosa per le risorse del pianeta. Prima di vaneggiare soluzioni distopiche da personaggio dei cattivi dei fumetti, armonizziamo il nostro comportamento con le leggi della natura. Mutiamo il nostro atteggiamento da predatorio ed antagonista ad un comportamento collaborativo ed armonioso perché solo così facendo si potrà dare una prospettiva futura alla razza umana.

Prendiamo presto coscienza delle vere leggi della natura perché solo questa consapevolezza porterà salute e prosperità tanto al singolo quanto alla collettività.

Ufficialmente non si è compreso realmente perché alcune persone sviluppano calcoli renali (o biliari) ed altre no. Come al solito la medicina, per mettere una toppa a questo mistero, gioca la carta delle predisposizioni genetiche e/o al limite parla di dieta inadeguata, tuttavia quale sia il gene responsabile o quali le diete scorrette non è dato sapere più di tanto, insomma come al solito si brancola nel buio.

Si parla di acqua calcarea, ma se fosse solo quella una città con un’acqua molto dura come Roma dovrebbe avere tutti i suoi abitanti affetti da calcolosi.

Non si può fare nemmeno molto in caso di calcoli che non vengano espulsi naturalmente: si passa dalla Litotripsia extracorporea ad onde d'urto (si tenta di disgregarli con ultrasuoni) alla Ureteroscopia (si cerca di arrivare con un endoscopio a rimuovere il calcolo per finire con Nefrolitotomia percutanea (una sorta di micro-intervento con l’ausilio del laser) arrivando direttamente alla chirugia. In caso di calcoli biliari la prima opzione non si usa quasi più e si opera direttamente in endoscopia rimuovendo la colecisti con tutti i suoi calcoli dentro, quando non sia possibile sciogliere i calcoli con acido ursodesossicolico (in pratica in presenza di piccoli calcoli di colesterolo nella cistifellea si tenta la strada farmacologica con un farmaco che scioglie i calcoli). Il problema della rimozione della cistifellea è che spesso poi si ha una “vita digestiva” pesantemente compromessa (al di là delle rassicurazioni pre-operatorie) perché come al solito non si cerca di andare alla radice del problema che permane ovviamente anche dopo l’operazione.

Ma cosa si può fare dopo, per non avere recidive? Per i calcoli renali si puà fare prevenzione con citrato di magnesio e potassio (e ovviamente un’adeguata idratazione), con i calcoli alla cistifellea si cerca di modificare la dieta. Ancora però si brancola nel buio, perché non essendo nota la causa (o se addirittura si pensa che si è destinati perché la nostra genetica ci rema contro) poco si può fare anche per scongiurare le recidive.

I calcoli più frequenti sono formati da ossalati di calcio (oltre l’ 80% (3) )ovvero la reazione tra acido ossalico (quello che quindi è visto come il grande responsabile di tutto) e il calcio all’interno dell’organismo. Per questo vengono usati due basi come il citrato di magnesio e quello di potassio che combinandosi con l’acido ossalico non gli permettono di legarsi con il calcio.

A vedere le cose in questo modo sembriamo una bottiglia da riempire con le cose giuste, e in parte è vero, fino a che …… non si è scoperto un simpatico batterio: L' Oxalobacter Formigines!

Questo microorganismo è un batterio anaerobico degradante ossalato che colonizza l'intestino crasso di numerosi vertebrati, compreso l'uomo. Gli antibiotici chinolonici ad ampio spettro uccidono l' O. formigenes. Se il tratto gastrointestinale (GI) di una persona non ha questo batterio e quindi manca la fonte primaria per l'enzima ossalil-CoA decarbossilasi, allora il tratto GI non può degradare gli ossalati alimentari che sulla digestione vengono assorbiti facilmente e dopo una parziale degradazione metabolica modulata con la vitamina B6 nel corpo, viene escreto nel rene, dove precipita con il calcio per formare calcoli renali di ossalato di calcio (1).

La questione quindi si fa più chiara e si capisce che, chi, in tenera età è stato bombardato da antibiotici, potrebbe aver perso questo importantissimo batteria che lo avrebbe messo al riparo dalle calcolosi da ossalati, che, come abbiamo detto, sono le calcolosi più frequenti (esistono calcoli renali di diversa natura, mentre i calcoli biliari di colesterolo probabilmente agiscono altri fattori sempre di natura microbiologica in particolare riguardanti la permeabilità intestinale).

La buona notizia è che l’Oxalobacter Formigines non sembra essere l’unico microorganismo che degrada l’acido ossalico, anzi sembrerebbe che uno stato generico di disbiosi predisponga alla calcolosi (in particolare in assenza del suddetto microorganismo) e al contrario la presenza di alcuni ceppi probiotici faciliti la degradazione dell’acido ossalico. (2)

La lezione più generale che possiamo imparare da questa vicenda è che ancora una volta il microbiota si conferma il protagonista della salute umana in particolare in quelle zone d’ombra nelle quali troppo spesso si viene a trovare la medicina che parla di genetica, stress o autoimmunità quando non sa che pesci prendere.

(1)
(1) https://en.wikipedia.org/wiki/Oxalobacter_formigenes/
(2)
(2) https://www.neupharma.it/prodotti/alimenti-fibrosi-cistica/yoxa-integratore?gclid=CjwKCAjwhbHlBRAMEiwAoDA347YxW-Fcb3e1yMYFzT36125w96mI58h53ArzuO3HdHDBdMiYZRhGoBoCd9wQAvD_BwE/
(3)
(3) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2396938/

Una delle malattie che le persone, indubbiamente a ragione, temono di più nella nostra società è il cancro. Sovente di questa malattia, spesso mortale, nessuno ne vuole sentire nemmeno parlare perché fa paura. Perché questo terrore?

Il motivo è molto semplice: da sempre l’uomo teme l’ignoto e al di là dell’attuale propaganda medica, il cancro è percepito dalla maggioranza delle persone come un mostro dal volto indefinito, che magari arriva un brutto giorno all’improvviso, spesso senza una ragione apparente e che ipoteca la vita in maniera irreversibile non fosse altro per il trauma della diagnosi.

I grandi passi fatti dalla medicina in questo secolo non hanno migliorato di granché la comprensione di questo fenomeno, che continua a essere sostanzialmente un mistero da migliaia di anni. Ne parlava il padre della medicina Ippocrate (460 – 370 a.C.) ed abbiamo addirittura dei riferimenti di questo male in un papiro datato circa 1850 a.C.

Nel documento - scaricabile in fondo a questa prefazione - si ripercorrono le inchieste e gli studi personali che durano ormai da oltre 13 anni, si esplorano le condizioni attuali e un punto di vista alternativo ai sentieri della medicina fin qui percorsi. Il motivo di tale avventura è che il problema è diventato una delle cause di morte e malattie più diffuse del mondo moderno occidentale e se ancora dopo migliaia di anni questa malattia tiene in scacco la salute e l’anima delle persone probabilmente la scaturigine di tale malanno non è stata ancora ben compresa.

Il documento si divide in capitoli che agevolano il lettore, un passo dopo l’altro a seguire un ragionamento per aprire un nuovo sentiero che magari offra soluzioni sempre migliori a questo terribile problema.

i capitoli:

L’odierna spiegazione ufficiale

Il riduzionismo e il meccanicismo come i limiti del pensiero scientifico moderno

I conflitti di interesse, non solo economici

IL PERCORSO PERSONALE DI RICERCA

I casi di guarigione con il bicarbonato di sodio

La “scoperta” del microbiota

Il concetto di disbiosi

La candida

Cattive e buone notizie

Vi lascio alla lettura di questo documento con la preghiera di fare un’offerta nel caso gradiate o vi sia stato utile il lavoro svolto fin ora da pianetamicrobiota.

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Questo sito nasce da un intimo convincimento dell’Autore che il microbiota sia la nuova chiave di lettura della salute umana e parimenti da un desiderio di condividere le informazioni disponibili affinché le persone interessate possano avere dei riferimenti in più per la loro salute.

Pianeta Microbiota è in appassionata ricerca di collaborazioni e di informazioni riguardanti questo tema emergente, tuttavia, sempre più frequentemente, le persone, una volta inquadrato il problema, hanno poche opportunità di rivolgersi a qualche specialista che sappia veramente cosa significhi provare a modulare il microbiota in maniera fisiologica e favorevole alla propria condizione. Insomma, i veri esperti del settore sono più unici che rari, ed avere un riferimento qualificato è una impresa alle volte più difficile che fare tutto per conto proprio, mettendosi a rischio di perdere tempo, di non arrivare ai risultati sperati e, addirittura, in alcuni casi, di peggiorare le cose.

Per comprendere appieno il problema bisogna sottolineare che, attualmente, non esiste una specializzazione in microbiota nelle facoltà di medicina. Eppure il microbiota sembra coinvolto in qualunque aspetto della salute umana, dalla depressione alle malattie del cavo orale, dalle malattie cronico degenerative a quelle più settoriali dell’intestino. Quello che appare ancora più sconcertante è che nelle facoltà di gastroenterologia il microbiota è praticamente considerato un accessorio, quando, in realtà, è parte integrante della digestione (e molto altro come sappiamo): un vero e proprio organo dimenticato.

Un punto di riferimento per la formazione e la consulenza è sicuramente il Dott. Luciano Lozio (1) che anche Pianetamicrobiota ha più volte citato nei suoi articoli ed ha proposto le sue videointerviste su Telecolor (vedi nella sezione video di Pianetamicrobiota) come preziosissime fonti di informazioni.

Ultimamente il dr. Lozio ha fondato un centro di studi (2) allo scopo di formare medici, nutrizionisti, farmacisti, osteopati e tutti coloro che, da addetti ai lavori, si occupano della salute delle persone. Supportato da tale formazione, lo specialista potrà finalmente fornire degli aiuti sempre più qualificati e mirati alle persone che a lui si rivolgeranno, cosa di cui il mondo della salute del microbiota ha disperatamente bisogno.

Per ulteriori informazioni bisogna rivolgersi al centro, ma un corso sta proprio partendo in questi giorni per la prima volta a Roma (3).

Speranzosi che tali iniziative si facciano sempre più frequenti, esorto chiunque venga a conoscenza di corsi similari a segnalarli.

Saranno gradite anche segnalazioni di nominativi di esperti nel settore del microbiota in tutta Italia in modo da fornire una bacheca di riferimento per le persone che hanno bisogno di aiuto.

(1)
http://lucianolozio.it/chi-sono/
(2)
https://www.centrostudiprobioticanutrizione.com/
(3)
https://it342-233279.pages.infusionsoft.net/

introduzione al microbiota

In attesa della pubblicazioni di prossimi articoli in cantiere sul microbiota un'altra chiacchierata in radio sul microbiota stavolta a Bordernights con Fabio Frabetti: i numeri del microbiota, le funzioni e l'importanza, le malattie ad esso correlate ,le disbiosi del microbiota del cavo orale, l'alimentazione

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Discussione

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    • Ciao Fefochip, dopo tempo mi sono deciso ad acquistare questi tre prodotti, non soddisfatto da altri probiotici. Una cosa mi chiedo, dato che io non faccio colazione, credi che questo sia un problema? E le dosi proposte sono consigliabili a chi come me che non ha particolari problemi ma vuole farlo per prevenzione e/o pulizia? Grazie per l'eventuale risposta. Giuseppe
    • In Forum principale / Casella dei Suggerimenti
    • by giusparsifal
    • 9 months 3 weeks ago

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    • Giuseppe Giuseppe 12.10.2019 07:31
      Articolo eccellente!! Spero lo leggano in molti. Concordo appieno. Complimenti.