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Sempre con più insistenza chi si approccia al mondo della salute “alternativa” sente parlare di permeabilità intestinale.

Non c’è nulla di “alternativo” tuttavia nella permeabilità intestinale, è una condizione provata con studi ufficialissimi ma costantemente ignorati dalla stragrande maggioranza della classe medica, eppure una permeabilità intestinale alterata è la causa provata di molte malattie e quella ipotizzata di tantissime altre.

Per spiegarlo in parole semplici l’intestino è una sorta di colino le cui maglie, se si allargano troppo, creano tutta una serie di problematiche che andremo a spiegare.

Probabilmente la maggior parte delle persone non hanno mai considerato l’idea che l’intestino è un enorme organo di interfaccia tra il mondo interno (self) e quello esterno. Mangiando, introduciamo il mondo esterno (cibo) e dopo l’opportuna azione su di esso del microbiota e dei vari succhi digestivi (acidi gastrici, bile, succhi pancreatici) la barriera intestinale si frappone come un filtro. Appena passata la barriera intestinale il cibo digerito incontra il sangue e il sistema linfatico.

Cominciamo a porci una domanda (solo una domanda giusta può portare a delle risposte utili) e chiediamoci cosa succede se il cibo invece di essere processato dalla digestione passa indisturbato nel sangue e nel sistema linfatico tal quale, perché è esattamente quello che succede in caso di permeabilità intestinale (ci sono vari gradi di permeabilità).

Non solo, in caso di permeabilità, filtrano dei “pezzettini” di cibo non digerito, ma filtrano anche batteri del microbiota essendo a diretto contatto, anche quando non mangiamo, con le pareti intestinali.

Le cellule dell’intestino dette “enterociti”, che compongono la superfice dell’intestino, rimangono strette le une alle altre in modo che il microbiota e il cibo siano ben separati dal nostro mondo interno. Queste giunzioni, dette “strette”, si aprono e si chiudono grazie all’enterochina, una sostanza chiamata zonulina. In caso di diarrea queste giunzioni vengono aperte dal corpo che spruzza letteralmente acqua da dentro a fuori (ricordate che all’interno dell’intestino siamo all’esterno del “self”?) nel tentativo di pulire la superfice dell’intestino, creando quindi la diarrea. Ci sono altre situazioni fisiologiche che fanno aprire queste giunzioni come nel caso di sforzi fisici intensi e prolungati (è stato studiato che i maratoneti dopo la performance atletica presentano elevata permeabilità intestinale) ma se ci troviamo con una condizione continua di apertura di queste giunzioni possiamo parlare appunto di “permeabilità intestinale” alterata. Grazie a un ricercatore italiano all’estero, Alessio Fasano, oggi disponiamo di un test (dosaggio della zonulina misurata nel sangue oppure nelle feci) che ci può far capire se la nostra barriera intestinale è compromessa oppure no (1).

A questo punto possiamo porci delle ulteriori domande ovvero: che conseguenze porta l’ingresso nel sangue e nel sistema linfatico di cibi non digeriti (come proteine non scomposte in amminoacidi) e batteri intestinali?

Ebbene solo la cultura e l’immaginazione di chi si pone questa domanda può limitare la risposta. Intolleranze alimentari, allergie e malattie autoimmuni (2) in quest’ottica possono essere viste come stadi progressivi di gravità di una reazione del sistema immunitario ad antigeni che se pur innocui non dovrebbero essere presenti nel sangue. Le steatosi epatiche possono tranquillamente essere messe in relazione (3) visto che il fegato filtrando del sangue “sporcato” da un intestino troppo permeabile deve fare gli straordinari. In quest’ottica la steatosi potrebbe essere quindi la conseguenza del tentativo da parte del fegato di impacchettare le tossine producendo più colesterolo (endogeno) di quello necessario ai processi fisiologici. L’aumento dello stato infiammatorio può indurre problemi anche di natura cardiocircolatoria (4) e trombi. La migrazione di agenti patogeni che nell’intestino non porterebbero alcun problema possono invece causare all’interno del corpo patologie virtualmente infinite. Addirittura anche la presenza di probiotici (batteri “buoni”) all’interno del sangue possono causare problemi insediandosi e prolificando in siti differenti dall’intestino (atopobiosi).

Insomma, ricapitolando, le patologie riconducibili a un’alterata permeabilità intestinale che favorisce l’ingresso nel torrente circolatorio di macromolecole e microorganismi ce ne sono fin troppe, e diversi studi suggerisco che ci sia correlazione causale con:

malattie autoimmuni

Obesità (un’infiammazione di basso grado porta la così detta “panza”)

Cardiopatie e aterosclerosi

Diabete di tipo 1 e 2

E chi più ne ha più ne metta perché la ricerca e la pratica medica ancora non hanno ben messo a fuoco tutte le possibili implicazioni ma facilmente potremmo sospettare che ci siano tante correlazioni plausibili con:

Steatosi epatica non alcolica (NASH)

intolleranze

allergie

Prostatiti e cistiti (la permeabilità e quindi la migrazione di batteri patogeni non avviene solo dall’intestino tenue ma anche dal crasso)

Problemi ai reni (malattia renale cronica) (8)

Potenzialmente ogni malattia infettiva in quanto un’alterata permeabilità intestinale è connessa al un sistema immunitario poco efficiente

I fattori che provocano l’innalzamento della zonulina e la conseguente permeabilità sono diversi e oltre il glutine nei celiaci, la disbiosi è la causa più importante da capire.

La definizione di disbiosi è al tempo stesso semplice ma estremamente complessa da comprendere per i numerosi fattori in gioco. In estrema sintesi il microbiota soffre, ha uno squilibrio a causa di cibo malsano e pieno di pesticidi, antibiotici e povero di nutrienti per lui fondamentali (fibre solubili e insolubili ovvero i famosi PREbiotici). La disbiosi può essere innescata anche dall’uso di farmaci (FANS, IPP, antibiotici, ecc) da stress continui di natura emotiva e da assenza o ridotta attività fisica sana (5).

Anche l’esposizione solare gioca un ruolo fondamentale perché si è scoperto che la vitamina D ha un impatto molto importante sulla permeabilità intestinale legata a doppio filo con la disbiosi(6) (e di conseguenza dovrebbe averla sui valori di zonulina).

Come al solito i fattori in gioco sono interconnessi e la salute dell’enterocita (la cellula dell’intestino) dipende sia dalla “forza” intrinseca della cellula, con tutti gli elementi che la favoriscono, sia dal microbiota a lei adeso che contemporaneamente lo attacca (patogeni) e la nutre (probiotici). In pratica da una parte i patogeni infiammano e scardinano le giunzioni serrate (7) (e creano altri problemi sorpassata la barriera intestinale) e dall’altra i probiotici producendo butirrato (SCFA) nutrono la cellula e quindi rinforzano le sue attività e quindi anche le sue giunzioni strette.

I rimedi (9) che promettono maggiormente di risolvere questo problema sono: sole e vitamina D, attività fisica costante e sana, alimentazione ricca di fibre solubili e insolubili, povera di farmaci il più possibile evitando cibi di scarsa salubrità, prebiotici (10), probiotici, l-glutammina e zinco e per finire una dieta di idee sane (da non sottovalutare per il rapporto microbiota-emozioni o come è più noto asse intestino-cervello).

Tutte le informazioni sopra riportate sono frutto non solo di un attento studio durato anni, reperito sia in rete che su testi, ma confermato da risultati sia sintomatologici sia diagnostici provati sulla mia stessa persona.

(1) Il test di permeabilità prima della zonulina si effettuava con il test al lattulosio/mannitolo ma quello della zonulina è più significativo ma meno conosciuto. (2)
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3384703/
(3) Attualmente la NASH (nonalcoholic steatohepatitis) non ha una spiegazione ufficiale se si escludono epatiti di vario tipo

(4)
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4926221/
(5)
https://microbioma.it/gastroenterologia/fare-attivita-fisica-modifica-in-positivo-il-microbiota-intestinale/
(6)
https://microbioma.it/immunologia/la-vitamina-d-modula-il-sistema-immunitario-modificando-il-microbiota-intestinale/
(7) Un esempio tra tanti la candida in presenza di disbiosi muta in muffa e si fa largo tra le cellule con le sue ife
http://www.effervescienza.com/salute/candida-cancro-e-malattie-autoimmuni/
(8)
http://giornaleitalianodinefrologia.it/wp-content/uploads/sites/3/2017/12/06-Biagio-Raffaele-Di-Iorio.pdf
(9) L’argomento è troppo complesso per non aver bisogno di una personalizzazione tarato sulle peculiarità delle singole persone quindi sarebbe opportuno rivolgersi a uno specialista che abbia dimestichezza con questi temi

(10) Attenzione ai prEbiotici in caso di SIBO , potrebbero aggravare i sintomi.

La diverticolite è una condizione di infiammazione dei diverticoli ovvero piccole "sacche" che si formano nel tempo nell’intestino crasso, in particolare nel tratto dell’intestino discendente/sigma.

Circa il 40% della popolazione tra i 40 ed i 55 anni è portatrice di diverticoli. Tra i 70 e gli 80 anni l'incidenza della diverticolosi raggiunge quasi il 70-80% della popolazione. Si possono tranquillamente avere dei diverticoli e non soffrire di nessun sintomo, ma se si infiammano dallo stato di “diverticolosi” si parla appunto di “diverticolite” ovvero infiammazione dei diverticoli.

L’approccio terapeutico ortodosso affronta il problema della diverticolite con gli antibiotici (di solito normix) talmente tanto che molto spesso si arriva all’assurdità di usare antibiotici a scopo preventivo.

Se è vero che l’infiammazione è causata solitamente da batteri patogeni è pure vero che assumendo continuamente antibiotici la situazione del microbiota non può che peggiorare continuamente.

Anche in questo caso se si affronta il problema con la visione del nemico da uccidere non si va da nessuna parte e infatti chi soffre di questa patologia spesso e volentieri ha continue recidive.

Non avrebbe più senso rinforzare il microbiota probiotico residente? I lactobacilli sono la famiglia batterica più presente in quel tratto quindi degli integratori di probiotici potrebbero, soprattutto sul lungo periodo, avere la meglio (nel momento della manifestazione acuta probabilmente l’unica cosa da fare è affidarsi all’antibiotico prescritto dal medico).

Facciamo un passo in più e consideriamo che il problema non è solo fatto da microbi amici/nemici ma anche di tessuti sani o meno sani che interagiscono con il microbiota. Il tessuto è fatto dagli enterociti dell’intestino crasso che hanno bisogno di acidi grassi a corta catena (SCFA) per rimanere in salute. I più informati potrebbero essere tentati di mangiare tanto burro (quello chiarificato in pratica è SCFA puro) tuttavia i processi digestivi vanificherebbero l’arrivo degli SCFA nel tratto incriminato.

La buona notizia è che i probiotici producono acidi grassi a catena corta e infatti somministrarli come abbiamo detto ha un risultato positivo in termini di infiammazione (facendo da antagonisti ai patogeni) ma anche è ottimo somministrare PREbiotici che nutrono proprio quelle famiglie in modo da accrescerne il numero. Ebbene uno dei prebiotici più interessanti per questo tipo di problema è l’amido resistente che “resistendo” appunto alla digestione nel tenue approda indigerito nel crasso dove esplica la sua funzione nutrendo il microbiota probiotico che produce SCFA i quali a sua volta nutriranno e proteggeranno la parete intestinale rendendola più forte e sana.

Quello che si può fare per i nostri diverticoli non si ferma qui, perché oltre l’amido resistente si è scoperto che anche l’attività fisica modula il microbiota in senso probiotico (1) incrementando così la produzione di acidi grassi a corta catena.

I metodi "alternativi" continuano e anche in questo caso la vitamina D ha un importante relazioni con l'infiammazione dei diverticoli (2).

Se volete quindi curare i vostri diverticoli senza l’uso di antibiotici “preventivi” usate lactobacilli, amido resistente e tanto movimento al sole

(1)
https://microbioma.it/gastroenterologia/attivita-fisica-altera-il-microbiota-intestinale-indipendentemente-dalla-dieta/
(2)
http://www.medicitalia.it/news/gastroenterologia-e-endoscopia-digestiva/4622-diverticolosi-diverticolite-realta-altra.html

Il corpo umano, come detto in articoli precedenti, ha una sua forma di intelligenza e attraverso la modulazione di elementi interdipendenti riesce a compensare i suoi squilibri prelevando da riserve a spese di altre in cerca dell’omeostasi perfetta. Quindi come potrebbe la salute del cuore e dell’apparato cardiovascolare a non essere influenzata dal microbiota?

Abbiamo imparato durante l’avventura di pianetamicrobiota che appunto i microorganismi che albergano nell’uomo occupano ogni distretto anatomico e i microorganismi si annidano in posti fino a poco tempo fa impensabili. Si è scoperto ad esempio che esiste un microbiota del sangue, quando poco tempo fa si pensava che il sangue fosse sterile. Difficile quindi pensare che il microbiota non influenzi il cuore (e viceversa creando un asse intestino-cervello).

Innanzi tutto bisogna affrontare il grande inganno del colesterolo e la sua presunta pericolosità, ovvero smontare uno dei miti della medicina commerciale che vuole risolvere le patologie cardiocircolatorie nella popolazione attraverso la riduzione coatta e acefala di un componente essenziale del corpo umano. Ormai gli studi che sbugiardano la visione del colesterolo come il responsabile delle placche aterosclerotiche si susseguono e si è capito che non è tanto la placca il problema ma il motivo della sua formazione, l’infiammazione. Insomma come al solito la medicina scopre che le cause di ieri in realtà sono gli effetti di altre problematiche.

Questo parametro è stato individuato e più che misurare il colesterolo è importante capire la quota di colesterolo ossidato ad esempio misurando la lipoproteina a che è appunto la quota di colesterolo LDL ossidato oppure misurando la proteina C reattiva che da una idea dello stato di infiammazione presente (1).

Da anni è indagata la carne, nella dieta, come il grande male, il responsabile di malattie cardiocircolatorie e perché no del cancro (che è un’accusa che non manca mai perché tanto non sapendo in ultima analisi la sua vera genesi si può accusare qualunque sostanza impunemente). La trimetilammina-N-ossido è un composto organico derivante principalmente dalla colina (presente nella carne rossa, nel pesce, nel pollame e nelle uova). Quest’ultima è metabolizzata dai batteri del microbioma intestinale in trimetilammina (TMA) che, a sua volta, viene assorbita nel sangue e ossidata in TMAO(trimetilammina-ossidata)(2). La TMAO è notoriamente un composto che causa infiammazione delle cellule endoteliali aortiche e contribuisce al rischio di malattie cardiovascolari. Hanno anche scoperto che il Resveratrolo (noto composto presente nel vino rosso) ha un’azione protettiva passando per il microbiota. Il resveratrolo, nello specifico, impedisce ai batteri nell’intestino di produrre trimetilammina, un prodotto necessario alla produzione di TMAO (3). Ma tutto il microbiota produce TMAO a partire dalla colina? No, alcuni probiotici che sono in grado di bloccare questa processo (4). Quindi ricapitolando il vero problema della carne si ha nel momento in cui non si ha un equilibrio sano del microbiota (eubiosi) ovvero quando si ha la DISBIOSI (5).

La vitamina K2 è una vitamina che in parte viene assunta con il cibo e in parte viene prodotta dal microbiota intestinale a partire dalla vitamina K1. Il problema di oggi è che l’industria dell’allevamento non usa più foraggi verdi per alimentare gli animali ma usa cereali e quindi non è possibile per la maggioranza delle persone assumere vitamina k2 (tipo mk-4) dagli alimenti animali. Se è chiaro che è il microbiota produce l’altra quota di vitamina k2 (mk-7), appare subito evidente che stari di disbiosi (alterazioni negative del microbiota) possono bloccare o ridurre fortemente tale produzione. Ma a cosa serve la vitamina K2? La vitamina K2 agisce attivando una specifica proteina (Osteocalcina) che stimola l’incorporazione del calcio nelle ossa e nei denti (6). Ma la cosa più importante che occorre notare, per seguire il filo del discorso, è che se il calcio non viene depositato nelle ossa rimane libero di “stagnare” nel sangue calcificando le arterie e quindi rendendo possibile il fenomeno di aterosclerosi ovvero l’irrigidimento delle arterie che è uno dei problemi principali alla base della salute cardiovascolare.

Il sale da cucina è sempre stato considerato nemico dell’ipertensione, ma anche qui, è lui il diretto responsabile o è sempre il microbiota che media la risposta? A dare ascolto alle ultime ricerche il sale da cucina inibisce la crescita di un batterio che migliora la risposta immunitaria e riduce l’ipertensione arteriosa (7).

Arrivati a questo punto la ricerca ancora non sa consigliare specifici probiotici (se non in via sperimentale) e dare risposte microbiologicamente pratiche agli interrogativi che si pongono di fronte a noi riguardanti la salute cardiovascolare ma alla luce di queste nuove informazioni possiamo cominciare a formulare domande più sensate su cui concentrarci.

Se è vero che è la disbiosi il problema di tante patologie compresa quella cardiovascolare, più che alla carne in sé stessa probabilmente dovremmo stare attenti alla salubrità degli alimenti animali che oggi, con la presenza massiccia di antibiotici (a causa dell’allevamento intensivo), mettono una pesante ipoteca sulla salute del nostro microbiota. Anche per quanto riguarda l’alimentazione vegetale il problema non è da poco perché i pesticidi modulano in senso disbiotico i nostri batteri amici favorendo un ambiente potenzialmente dannoso e tossiemico.

Insomma, ancora una volta, parametri come disbiosi, permeabilità intestinale e infiammazione confermano il ruolo centrale dell’intestino nella salute umana.

Prebiotici, probiotici, una dieta sana (fatta di personalizzazioni sulla base sia dello stato di salute specifico, dello stile di vita e dei momenti della giornata) e uno stile di vita fisico e psichico equilibrato sono i “segreti” guarire e rimanere in salute.

Tutto ciò sembra platealmente banale e semplicistico, eppure in una società che guarda alle pillole come alla soluzione a ogni male saranno concetti molto duri da far passare.

(1) Ce lo dice chiaramente Luciano Lozio in questo video
https://www.pianetamicrobiota.it/video/video/34-box-salute-colesterolo-e-infiammazione-20-04-2018
(2) https://microbioma.it/cardiologia/il-resveratrolo-previene-le-patologie-cardiovascolari-agendo-sul-microbioma-intestinale/
(4) http://www.medicitalia.it/news/gastroenterologia-e-endoscopia-digestiva/3334-infarto-ictus-flora-batterica-batteri-amici-riduciamo.html?refresh_ce
(5) https://microbioma.it/cardiologia/scompenso-cardiaco-e-microbiota-esiste-davvero-un-asse-cuore-intestino

(6) http://www.scienzanatura.it/vitamina-k2-lanti-aging-indispensabile-per-la-salute-di-ossa-e-cuore/

(7) https://microbioma.it/cardiologia/ipertensione-arteriosa-troppo-sale-da-cucina-altera-microbiota-intestinale/

Come tante volte ripetuto sappiamo che La vitamina D modula il sistema immunitario modificando il microbiota intestinale (1), quello che è ancora poco chiaro sono i meccanismi con i quali agisce la vitamina D in questo contesto.

Dall’articolo citato “Secondo alcuni studi, una sua carenza sarebbe in grado di deteriorare la parete intestinale, favorendo la traslocazione di endotossine nel torrente circolatorio e lo sviluppo di uno stato infiammatorio sistemico”.

Detto in altro modo ancora, la vitamina D sarebbe in grado di ripristinare quello stato di permeabilità intestinale eccessiva che consente il transito di tutta una serie di componenti più o meno tossici che vanno a interagire con il sistema immunitario (2) certamente sovra-stimolandolo e indebolendolo.

Un sistema immunitario più efficiente, ovviamente, avrà più risorse, energia e tempo per occuparsi dei microorganismi patogeni lasciando al loro lavoro i microorganismi utili (probiotici) che potranno più facilmente prosperare.

In tale scenario è logico aspettarsi, quindi, che un miglioramento del sistema immunitario moduli in senso pro-biotico l’intero microbiota(3) regalandoci tutta una serie di miglioramenti sulla salute in generale in forza di quelle azioni note (e tante altre solo ancora teorizzate e chissà quante da scoprire) che hanno i microorganismi probiotici (produzione di vitamine, smaltimento di tossine e metalli pesanti, azione sul metabolismo, ecc).

Un sistema immunitario più efficiente rende più efficiente il microbiota. Ma questo “asse” (sistema immunitario-microbiota) in realtà è uno delle innumerevoli relazioni che ha il microbiota con la salute.

Più che di “assi” come quello ormai celebre “intestino-cervello” (che a parere dello scrivente si dovrebbe chiamare più correttamente “emozioni-microbiota”) si dovrebbe concepire la relazione tra le parti dell’organismo come una “rete” fitta e intricata di scambi dove un fattore influisce non solo un'altro ma innumerevoli altri che a loro volta inducono stimoli di “ritorno”.

Per chiarire questo concetto, in particolare il senso pratico di questo discorso, bisogna concepire il corpo umano come un tutt’uno e non come un insieme di pezzi. Agli scienziati moderni piace molto sezionare e dividere ma la così detta “visione olistica dell’uomo”(che sta tornando in voga) nient’altro è che il rendersi conto che tutti questi “pezzi” lavorano e interagiscono in modi interdipendenti in maniera talmente raffinata e complessa che è semplicemente “stupido” prendere in considerazione solo una parte senza considerare il tutto.

Ecco quindi che il medico moderno che troppo spesso, purtroppo, si dimentica dello stato d’animo del paziente, che in realtà è una delle prime cose che impatta sul microbiota (e quindi come abbiamo detto su tutta la salute), oppure il cardiologo che alle volte si limita solo a tenere basso il colesterolo (i più raffinati parlano di omocisteina, proteina c reattiva, colesterolo ossidato, ecc., ma il discorso cambia poco). Più ci si specializza e più facilmente si perde la visione di insieme che invece è fondamentale, proprio perché la salute è appunto una rete di componenti in cui tutte la parti concorrono a una sana fisiologia. (4)

Per rendersi conto dell’importanza dell’emotività basta l’osservazione di eventi molto comuni che occorrono in situazioni di pressione emotivo/psicologica.

E’ risaputo che un dispiacere intenso provochi uno stato alterato nel sistema immunitario, tanto che è facile ammalarsi quando occorrono traumi emotivi (5) e le conseguenze in termine di salute si pagano a partire dallo stato di salute generale, dall’intensità del trauma e dal suo perdurare. Se si è compreso che emozioni negative hanno una ricaduta negativa sul microbiota allora si può concepire che quest’ultimo ha le potenzialità per deprimere il sistema immunitario innescando sostanzialmente un “circolo vizioso”, che può portare da depressione, ansia ,ecc (dopo l’inibizione delle funzioni pro-fisiologiche dei probiotici (6) ) a vere e proprie malattie (trionfo dei patogeni che lavorano in maniera anti-fisiologica).

Spesso si usa il detto che “una catena è forte tanto quanto il suo anello più debole”. Ebbene la salute umana è una fitta rete di catene. Difficilmente la debolezza di un solo anello potrà irreversibilmente compromettere tutta la rete ma certamente la riparazione di uno di essi gioverà all’intera forza della rete, cosi come il rinforzo di altri anelli sgraverà le tensioni dall’anello più debole.

(1)
https://microbioma.it/immunologia/la-vitamina-d-modula-il-sistema-immunitario-modificando-il-microbiota-intestinale/
(2) Ricordiamo che appena sotto la barriera intestinale scorre il sistema circolatorio e quello linfatico

(3) Il microbiota non è solo intestinale leggi anche “microbiota questi sconosciuti”

(4) Per approfondire il concetto leggere “il meccanico impazzito”

(5)In realtà anche i traumi fisici si riverberano sull’intestino, d’altronde il dolore non emoziona?

(6) Per questo i “probiotici” in realtà si dovrebbero chiamare “pro-fisiologici”

Assistiamo a un vero boom di casi, 18 milioni di italiani soffrono di una forma di allergia e al livello mondiale è ancora peggio: l’ Oms dichiara che il 40% della popolazione è colpita da un qualche tipo di allergia o intolleranza. Attualmente la medicina non fa che fare prove allergologiche, somministrare antistaminici fino ad arrivare nei casi più gravi a usare broncodilatatori e cortisone. Chi parla di diete, consiglia diete di privazione cercando di evitare i cibi che causano la sintomatologia, chi fa vaccini cerca di desensibilizzare il sistema immunitario ma più o meno tutti se la prendono con il nostro povero sistema immunitario che in realtà è solo la vittima di una causa molto più banale ma purtroppo ignorata e dalle diverse sfaccettature. Le allergie sopravvengono in età anche avanzata e nessuno in realtà si sa spiegare perché, la frottola della genetica come causa portante non regge più.

Quello che dobbiamo capire innanzi tutto è perché il nostro sistema immunitario si sovra-esprime, ad esempio con un banale polline che è solamente portatore di un antigene che da solo non nuocerebbe a nessuno. Ma perché qualcosa dovrebbe far “arrabbiare” il nostro sistema immunitario?

Il nostro sistema digerente è la più grande interfaccia con il mondo esterno. L’intestino infatti per quanto lo possiamo considerare “interno” in realtà è un organo esterno. Si è calcolato che la superfice equivalente del nostro intestino è grande circa come un campo da tennis. Questo vuol dire che quando mangiamo “spalmiamo” su questa superfice il cibo che viene processato da acidi gastrici, succhi biliari e pancreatici e dal microbiota. La barriera intestinale è costituita da dei tessuti che si frappongono tra il cibo e il sangue e il sistema linfatico. Se questa barriera ha delle “perdite” si parla di permeabilità intestinale(4). Ma perché ci sono queste "perdite"? La causa della permeabilità intestinale è da ricercare in uno stato di disbiosi cronica del microbiota

La disbiosi è un concetto che indica gli squilibri più disparati e complessi del nostro microbiota. Miliardi di microorganismi diversi, centinaia di migliaia di famiglie che interagiscono in maniera complessa a seconda del loro rapporto reciproco, dalla collocazione “geografica” in un tratto intestinale piuttosto che in un altro e dallo stato emotivo della persona (asse intestino-cervello). La disbiosi può evolvere in infiammazione e permeabilità intestinale. Una volta che il nostro intestino si trova in tale stato, permette il passaggio di proteine intere e batteri che non dovrebbero passare direttamente nel sangue e nel sistema linfatico; quello è il momento in cui si sovraccarica il sistema immunitario che comincia a fare gli straordinari, insieme al fegato che è uno dei primi organi a fare le spese di questa condizione

In questo stato qualunque cibo mangiato ripetutamente può scatenare reazioni allergiche in quanto i suoi componenti possono passare la barriera intestinale e andare a sovra-esprimere gli antigeni corrispondenti.

Affannarsi a fare “cure” antistaminiche non ha nessun senso se non quello di tamponare una situazione acuta ma che nulla può contro la permeabilità intestinale, che è la vera causa sottostante. Stesso dicasi per le diete di privazione che se da una parte sono utili per evitare reazioni allergiche poco o nulla fanno alla causa della permeabilità intestinale che se rimarrà inalterata i disturbi allergici permarranno fino all’ insorgenza di nuove allergie e intolleranze.

La permeabilità intestinale si può misurare con degli esami come la ricerca della zonulina (sierica e fecale), cosi come si può misurare lo stato di disbiosi e di infiammazione. Questo è il punto di partenza: capire il proprio stato di fatto intestinale.

Poi si deve cercare di operare sulla disbiosi intestinale e qui si apre un mondo. Quello che è importante è riuscire a ridurre lo stato di disbiosi, a far andare d’accordo i nostri amici. Ognuno ha le proprie formule con probiotici e le proprie diete (le più disparate e distanti come vegetariane e paleo) ed ognuno ha i propri risultati positivi e negativi. Probiotici come bifidi e lactobacilli con sicurezza sono un valido strumento per venire a capo della disbiosi ma non è semplice riuscire ad azzeccare le giuste proporzioni e i bisogni individuali. Ancora oggi non siamo in grado di dare risposte definitive e univoche al fenomeno della disbiosi ma una cosa è certa, un’alimentazione troppo sbilanciata verso gli zuccheri e carboidrati (in particolari raffinati e non integrali) favorisce la disbiosi, mentre un’alimentazione variata favorisce la biodiversità che è la base di un microbiota sano e dell'eubiosi. L’abbondanza di zuccheri può causare la proliferazione della candida e la condizione di disbiosi del microbiota(che si può anche visualizzare come uno stato di antagonismo tra microorganismi invece che di cooperazione) provoca uno stato di squilibrio microbiologico, nel quale la candida muta il suo stato e da innocue pallette (lievito) a filamenti detti “ife” (muffa) che bucano l’intestino generando, o comunque contribuendo, alla permeabilità intestinale.

Fibre solubili e insolubili, amido resistente, Gos, Fos e inulina sono i prebiotici più usati per favorire un microbiota ricco di probiotici, ma a ben guardare ogni cibo è un prebiotico ovvero un alimento che fa proliferare certi tipi di batteri.

Anche i metalli pesanti e gli oligoelementi fanno parte dell’equazione, favorendo o sfavorendo la permeabilità intestinale. Questi elementi intra-cellullari fanno da substrato al nostro microbiota, in pratica fanno da terreno su cui prolifera il microbiota. Per semplicità potremmo vedere questi elementi come la terra sulla quale crescono delle piante. Se c’è un terreno inquinato o carente di qualche elemento facilmente non riusciremo a coltivare un prato sano ed equilibrato, viceversa potremmo avere un prato sano, bello e resistente.

Il paragone tra il microbiota e un prato non si può spingere piu di tanto. Mentre un prato a prescindere dalla sua biodiversità ha bisogno sempre di acqua per crescere , il microbiota sarà biodiversificato a seconda della diversità della dieta seguita e dei prebiotici assunti. L'equazione della disbiosi è molto complessa in quanto è vero che si è capito che ci sono ceppi batterici come la famiglia dei bifidi che favoriscono l'eubiosi e promuovono la biodiversità ma è l'interazione tra tutti i microorganismi dell'intestino (e non solo) , il loro dialogo e le loro interdipendenze che fanno un microbiota in eubiosi.

Anche la carenza di vitamina D (che è da alcuni autori considerata un ormone) fa parte di questa equazione. Forse non è un caso che le malattie riconducibili a permeabilità intestinale sono in continuo aumento e la carenza di vitamina D è endemica nella popolazione. Ci sono studi che provano una relazione tra permeabilità intestinale e carenza di tale vitamina (1), quindi una cosa da fare è dosare la vitamina D per eventualmente integrarla e portarla a valori adeguati. Probabilmente non è un caso che le megadosi di vitamina D che usa il metodo Coimbra(dall’omonimo medico) aiutano e addirittura risolvono la sclerosi multipla, che ricordiamo è causata un sistema immunitario in tilt che attacca se stesso. Appare ovvio in questo contesto che la permeabilità intestinale fa parte dell’equazione della SM, arrivando a essere probabilmente e logicamente la causa principale, ma nessuno lo dice.

È esperienza dello scrivente che una volta risolta la permeabilità intestinale, riscontri di laboratorio alla mano, l’allergia migliora nettamente scomparendo nel corso del tempo. Il sistema immunitario pian piano dimenticherà quei nemici innoqui(quegli antigeni, quei pollini) che prima scatenavano la risposta allergica, nella misura in cui il sistema immunitario non sarà più sottoposto alle sovra-stimolazioni causate da una permeabilità intestinale troppo pronunciata.

Ricapitolando ecco cosa succede: a causa di antibiotici, stress, farmaci, inquinamento, metalli pesanti, scorretti stili di vita(3), diete squilibrate e cibi non sani (pieni di antibiotici, pestici) lo stato di salute del nostro microbiota e quindi la disbiosi aumenta fino a compromettere la barriera intestinale. Questa condizione avviene anche in giovanissima età quanto la barriera intestinale non è ancora ben formata e compromettendo così la salute della persona per gran parte della sua vita. Il microbiota sano è la chiave di volta nel preservare questa barriera (gli acidi grassi a corta catena prodotti dal microbiota e ingeriti sono di vitale importanza per la cellula intestinale, l’enterocita) e la vitamina D è un valido alleato (1)(2). Difficile attualmente addentrarsi in cosa significhi esattamente avere un microbiota sano (oltre ad averlo il più possibile diversificato nella sua composizione) ma i fattori sopra menzionati sono tutti da prendere in considerazione. Il sistema immunitario viene stressato parallelamente dal grado di permeabilità e dal tempo nel quale si rimane in tale stato. La risposta del sistema immunitario è quindi dipendente dalla permeabilità intestinale, di conseguenza tutte le malattie correlate al sistema immunitario si gioveranno da un miglioramento delle condizioni della barriera intestinale.

  1. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=zonulina+vitamin+d3 /
  2. https://microbioma.it/immunologia/la-vitamina-d-modula-il-sistema-immunitario-modificando-il-microbiota-intestinale
  3. https://microbioma.it/gastroenterologia/attivita-fisica-altera-il-microbiota-intestinale-indipendentemente-dalla-dieta

4. la permeabilità intestinale o leaky gut attualmente è un concetto molto diverso da stati infiammatori cronici (morbo di Crohn e colite ulcerosa), ma è parere dello scrivente che anche questi stati infiammatori intestinali siano in relazione stretta al microbiota intestinale e quindi con tutto ciò che ne consegue

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    • Giuseppe Giuseppe 08.10.2018 18:58
      Risultati eccezionali!!! Da non credere!! Se sono veri i referti pubblicati (e sicuramente lo ...