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Alzi la mano chi non sa che l’attività fisica fa bene alla salute! Come si dice è un fatto che sanno anche i sassi, tuttavia ci sono delle ragioni per cui è bene ripassare insieme questi concetti per due ordini di motivi. Il primo è che ci sono dei particolari che non tutti sanno e in seconda battuta l’attività fisica è in intima connessione con il microbiota intestinale che è il tema di questo sito.

Lascio ad altri siti e ad altri autori l’elenco dei benefici che si hanno in cambio di una costante, sana e progressiva attività fisica che al contempo non logori troppo ne sia troppo diradata nel tempo. Quello di cui ci occuperemo sono particolari meno noti come l’impatto che ha il movimento sul sistema linfatico e sul microbiota.

Il sistema linfatico è un sistema di drenaggio di liquidi che conta molti più litri del sangue ma non ha una pompa (cuore) come ha il sistema circolatorio sanguigno per muovere i suoi fluidi. Uno dei tanti ruoli che ha questo sistema è quello di pulizia dell’organismo da scorie e perché no: dai metalli pesanti. Chi si interessa di microbiota sa quanto importante siano i metalli pesanti; c’è una stretta correlazione tra disbiosi e presenza di metalli pesanti. I metalli pesanti sono in pratica l’humus dove crescono microbioti disbiotici, con più patogeni, con più squilibri, insomma meno sani. Ma per stimolare il sistema linfatico a funzionare come si fa? Guarda caso appunto con l’attività fisica. Non avendo un cuore la movimentazione della linfa è a carico dei muscoli che contraendosi e rilasciandosi fanno circolare la linfa nel corpo. Un recente studio ha stabilito che una costante, anche se moderata, attività fisica ha un impatto positivo sul microbiota intestinale (1), in particolare aumentano i ceppi batterici che producendo butirrato (acido grasso a catena corta indispensabile per il nutrimento dell’intestino) sono protettivi per le malattie infiammatorie intestinali. Potremmo pensare che sia il drenaggio dei metalli pesanti da parte del sistema linfatico stimolato dall’attività fisica a modificare in tal senso il microbiota? Il fatto che l’attività fisica sia benevola per Alzheimer che è notoriamente una malattia legata a metalli come l’alluminio ci fa pensare di si, ma in ogni caso la cosa importante da sapere è che l’attività fisica modula in senso nettamente positivo il nostro microbiota.

Va bene sarete tentati di dire, ma alla fine si sapeva che muoversi fa bene, quindi cosa aggiunge tutto questo discorso? Questo piccolo articolo serve per ricordarci che se soffriamo di mal di pancia, di disbiosi, di colon irritabile o di malattie infiammatorie più gravi come colite ulcerosa e Chron e di qualunque altra problematica che interessa il microbiota il movimento farà bene ai nostri amici e chi è arrivato su questo sito sa bene quanto importante essi siano, non solo per la salute intestinale, ma per tutta la salute in generale della persona.

Un’ultima chicca: sembra che il rebounding sia un modo veramente efficiente per stimolare la circolazione del sistema linfatico (2).

Concludendo è vero che sapevamo già che muoversi fa bene e la sedentarietà è un pessimo stile di vita, ma da oggi sappiamo meglio i meccanismi che spiegano questi antichi adagi e ci rendono più coscienti di quello che faremo della nostra salute, che come detto in altre sedi non può prescindere anche da una corretta attività fisica.

 

 

Nell’articolo precedente si è cercato di far comprendere come una dieta corretta non può prescindere dal microbiota intestinale. Questa affermazione, purtroppo, vuol dire tutto e vuol dire nulla e la misura è data dalla scarsa conoscenza che si può avere di questo complesso di microorganismi che sono un tutt’uno con l’essere umano. Cominciamo con il dire che la dieta è il primo fattore modulante del microbiota intestinale e che quindi la maniera più diretta e importante per modificare un microbiota è quello dell’alimentazione.

L’alimentazione non è tuttavia l’unico componente della modulazione del microbiota, altri fattori sono l’attività fisica e quella emotiva. L’attività fisica regola l’attività degli organi che di concerto con il microbiota, in una costante relazione biunivoca, stimola la produzione di ormoni, succhi biliari, gastrici, calcificazione delle ossa, ecc, ecc. Questo si traduce in una banale quanto importante constatazione: una dieta non può prescindere da una attività fisica che ne completa e ne armonizza la sua azione. L’altro componente è quello emotivo che si può riassumere in un concetto molto semplice che ultimamente sta prendendo sempre più confidenza con il grande pubblico: l’asse intestino-cervello.

Oggi sappiamo ad esempio che il risultato di una costante attività fisica è la modificazione del microbiota a favore di ceppi batterici che non ci fanno ingrassare nonostante si possa indulgere un po' di più a tavola. Nulla di nuovo potrebbe dire qualcuno, ma la consapevolezza che in realtà è microbiota a regolare il nostro metabolismo ci dovrebbe far riflettere, ad esempio, quando assumiamo senza prescrizione medica o con troppa leggerezza un antibiotico che va a devastare l’equilibrio dei nostri migliori amici. Ci sono evidenze che ci dicono che dopo una cura di antibiotici si può rimanere in squilibrio anche un anno e addirittura perdere ceppi batterici importanti diminuendo cosi la biodiversità del microbiota intestinale che abbiamo capito essere fonte di salute.

L’asse intestino-cervello è di vitale importanza nella comprensione del funzionamento del microbiota e di conseguenza nella realizzazione di una miglior salute. Emozioni negative, stress e viceversa emozioni positive e stati di benessere emotivo hanno conseguenze tangibili e straordinariamente immediate sul microbiota intestinale. Provate a immaginare quindi quanto sia importante una dieta fatta anche da idee sane. Per dare una misura di quanto cervello e intestino siano connessi intimamente si è scoperto che traumi cranici inducono danni intestinali. Viceversa insulti intestinali o disbiosi alternano la catena triptofano-serotonina-melatonina portando potenzialmente cambi di umore, alterazioni del sonno, e tutti gli innumerevoli stati di disagi e sintomi che è troppo lungo qui elencare che sono causati dalla carenza di triptofano, serotonina e melatonina.

Facciamo degli esempi pratici. I più preparati, o chi ha letto i miei precedenti articoli (1), potrebbero pensare che assumendo vitamina K2 si aiutino gli osteoblasti a fare il loro lavoro conservando la densità ossea e impedendo l’accumulo di calcio nel sangue con il conseguente miglioramento dello stato dell’ aterosclerosi. Questa indicazione è sacrosanta, tuttavia anche l’attività fisica in particolare quella di carico (fare i “pesi” per capirci) stimola i medesimi meccanismi. Ma l’emotività cosa c’entra? Il principio dell’asse intestino cervello ci dice che il nostro stato emotivo influisce sul microbiota intestinale e indovinate un po' da dove otteniamo la vitamina k2? Dai batteri intestinali (il tipo mk-7) che, ovviamente, se offesi per qualunque motivo (anche di natura emotiva e non solo chimica e biologica), riducono la produzione di vitamine ivi compresa la k2.

Carne si, carne no. Uno degli esperti più autorevoli che qui in Italia ci parla di microbiota è il Dr. Luciano Lozio, il quale afferma nei suoi video che il vero problema della carne non è la carne in quanto tale ma i suoi contenuti di antibiotici e le cotture ad alte temperature che producono tossine. Ovviamente un microbiota perfettamente sano e in forma parerà i colpi di antibiotici (a basso dosaggio) e tossine varie, ma per quanto tempo? Uno dei consigli quindi è quello di cucinare le carni a basse temperature (no griglia, fritti, ecc e largo a bolliture e vapore) e fare attenzione agli allevamenti da cui ci si approvigiona. Un aspetto riguardante la vitamina K2 (mk-4) è che si può assumere naturalmente dall’alimentazione a partire da cibi di derivazione animale cresciuti a pascolo (erba verde). Purtroppo gli attuali allevamenti, non solo, sono pieni di antibiotici ma i mangimi sono tutto tranne erba verde, quindi niente k2 nella carne (e derivati) che di solito siamo abituati a mangiare con la grande distribuzione. Una soluzione potrebbe essere quella di rivolgersi ad allevamenti di fiducia e/o grass-fed che fanno mangiare agli animali erba verde.

Cereali e glutine. La dieta paleo vede come fumo negli occhi qualunque tipo di carboidrato che sostiene essere dannoso per la salute, tuttavia ci si potrebbe chiedere visto che sono circa 10000 anni che ci cibiamo di cereali se veramente siano loro in quanto tali a fare male oppure, ad esempio, siano le micotossine e pesticidi presenti nei moderni cereali che alterano il microbiota intestinale creando tutta una serie di squilibri che possono cessare se si eliminano gli alimenti in questione. Se questo fosse vero non sarebbero tanto i carboidrati il problema ma, anche in questo caso, ciò che si portano dietro. Come detto anche l’attività fisica fa parte dell’equazione tanto che riguardo all’alimentazione di uno sportivo anche i più integralisti paleo prevedono una quota di carboidrati senza la quale non si avrebbero abbastanza energie. Probabilmente, è vero anche, che nella dieta mediterranea oggi si fa troppo uso di alimenti ad altissima densità energetica come i carboidrati senza di contro avere un’attività fisica che aiuti a smaltire tutti questi zuccheri.

Biodiversità. Un principio ormai è riconosciuto da praticamente tutti gli addetti al settore: più un microbiota è vario e diversificato più è un microbioma solido e con più possibilità di espressioni epigeneticamente superiori a un microbiota povero. Ma come è possibile stimolare la biodiversità? Partendo dal presupposto che a seconda del cibo che si mangia si stimola la crescita di determinati microorganismi, una dieta diversificata potrebbe aiutare a sviluppare questa biodiversità del microbiota intestinale. Come dice spesso Paolo Mainardi - uno dei protagonisti dello studio del microbiota con l’alfalattoalbumina - “un intestino sano digerisce di tutto” e non solamente una ristretta cerchia di alimenti. Questo non vuole essere l’incoraggiamento a reinserire nella propria dieta il glutine per chi non lo mangia come il celiaco ma vuol dire solamente che, come attesta il Dr. Francesco di Pierro, (nel video segnalato dall’altro articolo) chi smette di mangiare glutine impoverisce il suo microbiota. Sarebbe ragionevole pensare, quindi, che diete con privazioni totali di certi alimenti in realtà, anche se in un primo momento possono essere di aiuto (data la debolezza specifica del microbiota in relazione a un alimento specifico), sul lungo periodo si avrà con certezza un depauperamento della biodiversità del microbiota intestinale e con esso un probabile peggior stato di salute generale. Quando si fanno delle scelte di privazione non si devono fare alla leggera ma ben ponderare cosa e per quanto tempo privarsi di quell’alimento specifico perché per dirla con parole ancora diverse qualunque alimento è un prebiotico diverso.

Lo scrivente ritiene completamente privo di ogni fondamento scientifico diete basate su convinzioni di quello che dovrebbe (o non dovrebbe) essere il cibo “naturale” dell’uomo. Il modello evoluzionistico Darwiniano in realtà è solo una teoria (2) e pensare che ci sia un cibo ideale per l’uomo vorrebbe dire averlo così chiaro e certo da potersi spingere a fare affermazioni sensate anche nei suoi minimi particolari riguardanti in questo caso l’alimentazione ideale umana. Tra l’altro il concetto stesso di evoluzione prevede appunto il cambiamento e il microbiota in questo è un campione indiscusso dato che è in grado di imparare a metabolizzare alimenti a un ritmo impensabile per il nostro povero corpo che conta solo 1/100 dei geni del microbiota. I microorganismi del microbiota sono presenti a miliardi di miliardi e singolarmente nascono e muoiono nell’arco di 20 minuti. Questo significa che, ammesso che un alimento non sia “naturale” per l’uomo, comunque verrà metabolizzato e scomposto dalla capacità adattativa del microbiota intestinale. A tal proposito bisognerebbe riflettere sul perché riusciamo a digerire glutine e caseina visto che non sono cibi geneticamente digeribili dall’uomo (come sostiene sempre Luciano Lozio nelle sue interviste) ma che tuttavia metabolizziamo comunque grazie al microbiota intestinale. Non guasterebbe anche riflettere su come mai ci siano persone che non sono celiache nonostante abbiano i geni “giusti”. Insomma, un’alimentazione povera di glutine e caseina sicuramente potrebbe aiutare persone con un microbiota particolarmente insultato (e in questo caso si parla di “gluten sensitivity”) ma ricordandosi al tempo stesso di non prendere un determinato modello alimentare per religione perché il mistero del microbiota è lungi dall’essere rivelato per intero e quindi con esso i segreti dell’alimentazione. Detto ancora in altre parole se è un mistero per noi oggi il microbiota, tanto più lo sarà il microbiota dell’uomo ancestrale che in ogni caso avrà subito nel corso del tempo un’evoluzione tanto più profonda quante generazioni di microbi si sono succedute.

Un approccio razionale alla dieta da seguire potrebbe essere quello di un’ attenta anamnesi unita ad un esame metagenomico del microbiota intestinale che ci possa guidare in qualche modo verso una pianificazione iniziale di alimentazione -senza dimenticarsi dell’ attività fisica e della sfera emotiva- volta al ripristino della salute per poi gradualmente cambiare i parametri nella rincorsa di una salute sempre migliore dimenticandosi l’idea che possa esistere una dieta identica per tutti ed uguale per tutti i momenti della nostra vita. Non solo la medicina deve essere aggiornata con le scoperte che si sono fatte (e si stanno sempre più facendo) sul microbiota ma se c’è una cosa che dovrebbe essere completamente rivisitata è proprio la scienza dell’alimentazione, così intimamente interconnessa con la salute del microbiota intestinale che è la vera chiave di volta nella comprensione di tanti aspetti ancora oggi misteriosi della salute umana.

 

(1) http://pianetamicrobiota.it/14-la-vitamina-k2,-il-paradosso-del-calcio-e-la-sinergia-con-altri-elementi

(2) A ben guardare la teoria evoluzionista di Darwin accettata dalla maggioranza delle persone non ha nulla di scientifico in quanto non è falsificabile - come ci insegna il filosofo Karl Popper- in quanto è diventato oggetto di fede ed infatti è stata continuamente ritoccata nel corso del tempo per cercare di tenerla in piedi a tutti i costi nonostante le macroscopiche incongruenze.

Questo articolo vuole solo incuriosire, e non certo essere in qualche modo esaustivo riguardo a questo argomento letteralmente sconvolgente.

Cominciamo con il dire che la vitamina K2 è una vitamina veramente essenziale per la vita umana. Il dottor Pierce negli anni venti la chiamava “fattore x”, e già allora aveva scoperto che l’alimentazione moderna ne causava una carenza. (1)

La vitamina K2 ha l’immenso compito di fissare il calcio nello scheletro. Sì avete letto bene, ma come, non era la vitamina D? Anche.  La vitamina del sole (vit. D3) si occupa di far assorbire il calcio a livello di circolazione ematica, ma senza la vitamina K2 il calcio rimane nelle arterie e crea tutta una serie di problematiche, dall’osteoporosi all’ arteriosclerosi (2) (calcificazioni delle coronarie, valvole , vene varicose ,ecc), che sono due facce della stessa medaglia. Come se non bastasse, la vitamina K2 si occupa anche dell’insulino-sensibilità; detto più semplicemente, la sua carenza ha una relazione molto stretta con il diabete di tipo 2.

Si è visto che gli integratori di calcio, da soli, non portano sostanziali vantaggi alle ossa, proprio in virtù dell’errore che commette continuamente la medicina, pensando il corpo sia come a una bottiglia da riempire.

Anzi, sembrerebbe che l’assunzione di integratori di calcio da soli aumenti i rischi cardiovascolari, proprio perché se il calcio non si fissa nelle ossa alla fine va ad accumularsi nelle arterie, nelle coronarie (provocando infarto se le ostruisce), e in tutti i posti che non sono quelli dove deve finire il calcio.

Insomma, più si assume calcio e meno ne finisce nello scheletro, che è lungi dall’ essere una specie di “stampella” inerte, ma è una vera e propria ghiandola endocrina, che ha continui scambi con il resto dell’organismo.

Ma dove prendiamo la vitamina K2? La vitamina K1 abbonda nelle verdure, ma non ha le stesse funzioni della K2. In minima parte il corpo produce k2 mk7, o meglio lo fa il nostro microbiota. La vitamina K2 mk4 è presente in tutti i grassi animali alimentati brucando l’erba verde (grass fed). In pratica la nostra alimentazione ne è fortemente carente, in quanto gli allevamenti ormai non usano più l’erba per crescere gli animali. Quindi sia vegani che onnivori stanno nel mirino della carenza di K2. Una fonte eccezionale è il natto giapponese, ma a parte i giapponesi che se lo mangiano a colazione tocca avere uno stomaco di ferro perchè fa veramente schifo.

La vitamina K2 agisce in sinergia con la vitamina D e la vitamina A e qui devo dare un'altra brutta notizia per i vegani, in quanto la vitamina A (retinolo) non è la stessa cosa dei betacaroteni (precursori della vitamina A), in quanto non è detto che assumendo quantità elevate di betacaroteni (presenti in frutta e ortaggi arancioni) si riesca a soddisfare il bisogno giornaliero di vitamina A. La vitamina A si occupa di eliminare il calcio in eccesso, come dice l’autore del libro suggerito, vitamina D e A sono come acceleratore e freno del calcio.

La vitamina K2 si immagazzina nel cervello (e infatti ci sono relazioni con l'Alzheimer ), nel pancreas (avevamo parlato di diabete vero?), nelle ghiandole salivari (le carie infatti sono messe in relazione a carenza di K2), e nello sterno (sarà un caso che sia vitale che le costole siano elastiche?).

La K2 ha importantissime relazioni con la guaina mielinica e infatti chi integra vitamina D per curare la Sclerosi Multipla dovrebbe riflettere se aggiungere anche la K2, perché quest’ultima ottimizza l’assorbimento della vit. D, che è fondamentale appunto contro le malattie autoimmuni e il sistema immunitario (3).

Insomma il corpo umano è lungi dall’essere una bottiglia che va riempita, e se si ha una carenza di qualcosa spesso non è dovuto alla carenza dell’elemento in questione, ma ai meccanismi che fissano quell’elemento. Ad esempio non abbiamo nominato il magnesio, che nell’equazione del calcio e della vitamina D è fondamentale (4).

Tutti adesso potrebbero essere tentati di correre a fare un esame, per vedere se si è in carenza di vitamina K2. Purtroppo non è così facile, e ad oggi in Italia il test ucOC (che è un test indiretto ovvero misura un altro parametro messo in relazione con la K) non viene eseguito, e si può solo cercare di capire attraverso altri parametri se si è in carenza. La buona notizia è che non ci sono notizie di sovradosaggi. (5)

Non mi è semplice riuscire a riassumere l’intero argomento, ma spero di aver stimolato abbastanza la voglia di approfondirlo, perché senza ombra di dubbio la vitamina K2 (insieme alle altre liposolubili) nasconde uno dei segreti di una vita sana per la stragrande maggioranza delle persone.

Riferimenti:
(1) https://www.ibs.it/vitamina-che-ti-fara-vivere-libro-kate-rheaume-bleue/e/9788822704597?gclid=EAIaIQobChMI24Wun82f1gIVCo0bCh3O4QDJEAAYASAAEgIRIvD_BwE
(2) http://www.geopaleodiet.com/blog/calcificazione-arteriosa-distruggila-per-sempre-con-la-vitamina-k2
(3) http://www.geopaleodiet.com/blog/calcificazione-arteriosa-distruggila-per-sempre-con-la-vitamina-k2
(4) https://www.evolutamente.it/magnesio-in-sinergia-con-la-vitamina-d-protegge-da-malattie-cardiache-il-cancro-e-la-morte/
(5) https://chrismasterjohnphd.com/2016/12/09/the-ultimate-vitamin-k2-resource/

Oggi, le tipologie di diete sono diventate un numero incredibile e sostengono posizioni e filosofie spesso in netto contrasto tra di loro, tanto che viene da pensare che è impossibile che abbiano tutte contemporaneamente “ragione”. Tutte più o meno hanno in comune una serie di cibi consentiti e una lista di alimenti proibiti, promettendo salute a chi le segue e peste e corna a chi mangia gli alimenti da evitare. C’è la dieta vegetariana, vegana, fruttariana, crudista, la paleo-dieta, la dieta dei gruppi sanguigni, quella degli indici glicemici, la dieta senza glutine, la fodmap, la dieta a zona, solo per citare quelle attualmente più in voga (mi perdoneranno tutti gli altri non citati) fino ad arrivare a chi invece proprio sovente non mangia, sostenendo che la pratica del digiuno ha un enorme potenziale di salute se non di guarigione (c’è il detto che “il digiuno è la chirurgia della natura”). La domanda che viene fuori spontanea subito, come un grido di disperazione è: “a chi devo dare retta?”. Di solito si inizia una dieta perché si vuole perdere peso, tuttavia, purtroppo (o per fortuna?) sempre più persone si avvicinano al tema dell’alimentazione perché hanno un problema di salute e intuiscono, per qualche motivo, di risolvere o aiutarsi con un’alimentazione adeguata.

Ma dove sta la verità? Quale dieta è veramente la migliore? Ha senso quest’ultima domanda?

C’ è un particolare che indistintamente tutte le diete non prendono in considerazione (o lo fanno in maniera del tutto superficiale) ovvero il fatto incontrovertibile e preponderante che il primo impatto di una dieta è sul microbiota intestinale. Questa comunità di microorganismi è quella che metabolizza prima di noi il cibo che ingeriamo. Quello che noi consideriamo “essere umano” vive degli scarti e dei prodotti metabolici di questi microorganismi. Questo fatto, apparentemente banale, per chi si occupa di microbiota, è semplicemente ignorato da chi si inventa diete e professa che ad esempio la carne fa bene, la carne fa male, ecc, ecc. Qualunque considerazione riguardo all’elemento proibito o a quello consentito è fatta ritenendo che quello che mangiamo finisce nel sangue, “Siamo quello che mangiamo” recitava un vecchio adagio. Come dice Paolo Mainardi, il corpo non è come una bottiglia da riempire. Ma cosa vuol dire esattamente? La prima cosa da capire è che l’approssimazione quantitativa che la scienza dell’alimentazione ha fatto fin ora è appunto un’approssimazione. Il valore di colesterolo nel sangue non si alzerà necessariamente se ingerisco colesterolo cosi come non si abbasserà necessariamente se limito il suo consumo. Il cibo si trasforma nel corpo e quindi ha poco senso l’idea di ingerire le giuste proporzioni di vitamine (come appunto una bottiglia da riempire) quando in realtà per ognuno le dosi sono differenti e quando parte di queste vitamine sono endogene. Una quota parte di queste vitamine infatti, vengono prodotte dal microbiota intestinale. E qui veniamo al punto: il microbiota è un’interfaccia tra il cibo mangiato e il resto del nostro corpo.

Il punto da capire quindi è che non è tanto l’alimento/corpo l’equazione da risolvere, quanto l’impatto che ha sul microbiota e la conseguente reazione adattativa di quest’ultimo. Se si inquadra in questo modo un regime alimentare si comincia a capire come mai una paleodieta (1) vanta così tante persone affezionate e pronte a testimoniare le loro guarigioni o vantaggi riscontrati e altrettante persone pronte a giurare che da quando non mangiano più carne, si sentono meglio e sono magari guariti dalle più disparate malattie, o non hanno più quel sintomo che tanto li tormentava prima di diventare vegetariani, vegani, ecc. Paleo dieta e diete vegetariane sono appunto uno dei paradossi maggiori che si possono avere, una sostiene la bontà della carne l’altra la evita come la peste bubbonica. Come mai in una certa misura funzionano tutte e due? Un paradosso semplicemente spiegabile proprio dall’esistenza di un’interfaccia personalizzata (e purtroppo per noi in gran parte misteriosa) che si frappone tra l’essere umano e il cibo. Se questa “interfaccia” ha determinate caratteristiche una dieta andrà bene oppure male, farà perdere peso meglio o peggio, riuscirà a portare beneficio o meno a questa o a quella patologia.

In questo video (2) il Dr.Francesco di Pierro spiega una serie di conoscenze a proposito della composizione del microbiota intestinale. Ad esempio possiamo capire dal video che i curcuminoidi possono aiutare in caso di malattie infiammatorie intestinali. Dalla notte dei tempi sappiamo che la curcumina è un antiinfiammatorio intestinale ma oggi sappiamo il perché. I curcuminoidi sono un fattore di crescita del faecalibacterium prausnitzii un simpatico microorganismo che produce acido butirrico. Questo acido a corta catena (il burro chiarificato per capirci) nutre gli enterociti (le cellule dell’intestino) proteggendolo dalle malattie infiammatorie intestinali come il morbo di chron e la colite ulcerosa (con buona pace della medicina ufficiale che ancora oggi in molti ospedali sostiene che l’alimentazione non ha nessun ruolo nelle IBD) e infatti oggi sappiamo che una buona percentuale di questo batterio è protettiva nei confronti di queste malattie. Attenzione tuttavia ad averne troppo di faecalibacterium prausnitzii perche, visto che produce burro, se è in eccesso, tenderemo a ingrassare. Oppure oggi sappiamo che probabilmente la berberina è un fattore di crescita per l’akkermansia muciniphila. Questo altro batterio stimola la produzione di muco intestinale che ci protegge, facendo da barriera, dall’entrata indiscriminata di sostanze dall’intestino al sangue, riducendo così lo stato infiammatorio (3). Non solo, gli scienziati hanno notato come la presenza di questo batterio consente a chi vuole perdere peso di continuare a perderlo all’interno di uno stile di vita non sedentario e con un’alimentazione ipocalorica. Chi non è dotato di questo batterio a un certo punto della sua dieta incontra degli scogli e non dimagrisce più come all’inizio della dieta. Tempo fa dissi a un amico erborista che bisognerebbe avere la forza e la pazienza di rileggere la fitoterapia con la chiave del microbiota intestinale proprio per il motivo che prima di avere un impatto sull’organismo le piante ingerite vengono metabolizzate dal microbiota, quindi l’effetto della pianta in realtà potrebbe dipendere dall’interazione con il microbiota, dalla sommatoria insomma di pianta e microbiota.

Lo stesso discorso vale anche per le medicine assunte per via orale in quanto il principio attivo prima di essere assorbito e arrivare nel sangue o altrove, passa per il microbiota che lo elabora. Un esempio su tutti è il principio di funzionamento della metformina, farmaco usato per tenere bassi i livelli di glicemia nel diabete di tipo 2. Questo farmaco è stato usato per sessant’anni senza sapere come mai abbassasse la glicemia, ma solo recentemente si è capito che in realtà agisce sul microbiota intestinale. Se si assume troppa metformina si va in diarrea e in ogni caso la glicemia non si abbassa proporzionalmente all’assunzione del farmaco (cosa che dovrebbe accadere se il principio di funzionamento fosse diretto sulle cellule).Se si assumono contemporaneamente degli antibiotici alla metformina la glicemia si alza, indice che è proprio il microbiota il bersaglio del farmaco che lo stimola ad abbassare la glicemia.

Sarebbe ora di cominciare a prendere coscienza che una qualunque dieta funziona o non funziona in relazione alle caratteristiche peculiari del proprio microbiota che non solo è del tutto personale ma è anche modulabile e variabile all’interno della propria esistenza in quanto il nostro microbiota cambia a seconda dei momenti della vita. In parole più semplici la nostra dieta si deve tarare anche in base alla nostra età perchè un lattante, un bambino, un adulto e un anziano devono avere alimentazioni differenti non solo per esigenze differenti ma anche perchè hanno microbioti differenti.



(1) Per chi non ne fosse a conoscenza nella paleo dieta la piramide alimentare ha alla base carne e pesce , poi verdura e alla fine un pò di frutta , vietando praticamente tutti i cereali e carboidrati.

(2) http://pianetamicrobiota.it/video/video/29-laboratorio-salute-nuove-frontiere-nelle-terapie-batteriche-14-12-2017

(3) È convinzione dello scrivente che l’akkermansia muciniphila in altre parole contribuisce ad abbassare la permeabilità intestinale tuttavia non c’è scritto da nessuna parte in questi termini.

https://youtu.be/5shiMLryfFg E' una delle vitamine fondamentali, in realtà un ormone, ma è di fatto uno dei grandi piccoli buchi della medicina occidentale.

E' la vitamina che viene prodotta nei nostri tessuti grazie all'esposizione solare, in particolare ai raggi UVB. Alle nostre latitudini tuttavia non se ne riesce a produrre nei mesi invernali. Se si somma questo dato al fatto che la gran parte dei lavori moderni si svolgono al chiuso, e al continuo allarmismo che si fa circa la pericolosità del sole nell'insorgenza di tumori della pelle, si ha come risultato una carenza endemica nella popolazione (il Dr. Soram Khalsa stima che il 75% dei suoi paziente sia carente) di questa importantissima vitamina.

Più è scura la pelle e meno vitamina si riesce a produrre, e più l'indice di massa grassa è alto e meno vitamina si riesce ad avere disponibile, in quanto essendo liposolubile rimane "intrappolata" nei tessuti adiposi.

La sua carenza non ha solo a che fare con il rachitismo, l'osteoporosi e lo smalto dei denti, ma con tutta una serie di processi nei quali una carenza di vitamina D porta problematiche anche molto diverse tra loro. Cuore, malattie autoimmuni e fino al cancro sono malattie messe in correlazione con una sua deficienza/carenza.

I ricercatori hanno stimato che negli Stati Uniti ogni anno si verificano 60.000 morti premature a causa di livelli insufficienti di vitamina D. Ciò si traduce nel 10% di morti totali per il cancro da attribuire alla carenza di vitamina D.[*]

A complicare ulteriormente il quadro ci si mettono anche i pregiudizi riguardo a un eccesso di vitamina D, probabilmente risalenti agli anni '50 in Inghilterra. In quegli anni si fortificarono troppo latte e cereali con vitamina D, tanto che si ebbero diverse centinaia di casi di intossicazione, ma niente a che fare con l'epidemia con la quale parola si ricorda l'evento. Probabilmente è da lì che perdura questa leggenda metropolitana della pericolosità di tale vitamina, un pò come il mito dell'abbondanza di ferro negli spinaci (poveri bambini costretti a mangiare spinaci a forza di cartoni animati di Popeye).

Il risultato è che oggi praticamente nessun medico condotto prescrive controlli per tale vitamina a scopo preventivo, e anche quando delle carenze vengono alla luce si usano dei livelli di integrazione eccessivamente prudenti ed inefficaci rispetto a quello che suggeriscono i nuovi studi di settore.

Eppure la sua deficienza è deleteria, la sua diagnosi facile ed economica (30 euro privatamente) e ancor più facile ed economica è la sua integrazione (due fiale di Dibase da 300000UI, da sciogliere in una adeguata misura di olio di oliva si aggirano sui 5 euro). Il servizio sanitario nazionale è tutto intento a fare controlli a tappeto per il cancro al seno, quando con una integrazione di vitamina D - secondo Khalsa - se ne ridurrebbe il rischio al  50%.

Sono resi obbligatori vaccini per malattie ormai scomparse, il cui rischio è praticamente nullo a fronte del disinteresse del SSN verso questa vitamina, con tutto ciò che ne consegue.

Certo è che se leviamo tanti (non dico tutti) i farmaci per l'osteoporosi, per dolori cronici, per le influenze, per la SM e le malattie autoimmuni, per i denti, per le malattie cardiovascolari, per il diabete di tipo 1 e 2 e per diversi tipi di cancro, cosa rimane da venderci?

Per fortuna non proprio "tutti" i medici se ne dimenticano, ma alcuni coraggiosi pionieri, come il Dr. Claudio Sauro, ne fanno una specializzazione nell'indifferenza generale.

Federico Giovannini (Fefochip)

* "I poteri curativi della vitamina D" di Soram Khalsa

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    • 1 month 2 weeks ago

Commenti Recenti

  • Se il tuo microbiota soffre, il seitan è un veleno

    • Marco Marco 21.01.2018 19:17
      Grazie molte degli spunti. Approfondirò.
       
    • Fefochip Fefochip 21.01.2018 18:34
      si potrebbe provare con milonet della bromatech. il lactobacillus fermentum nel milonet è pensato ...
       
    • Marco Marco 14.01.2018 22:09
      Ci sono ipotesi su quali ceppi batterici contribuiscano alla digestione del glutine? Sarebbe interessante ...